venerdì 1 gennaio 2010

Luca Tumminello

Luca Tumminello (Palermo, 6 maggio 1979), poeta, vive a Palermo. Laureato in Giurisprudenza, Dottore di Ricerca in diritto penale, svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Penalistiche, Processualpenalistiche e Criminologiche dell’Università di Palermo. Ha pubblicato nel 2005 la raccolta di poesie “Terre di Telesma” (Thule, Palermo, con prefazione di Franca Alaimo). Ha partecipato nel 2009, insieme a Maria Patrizia Allotta, ai “Dialoghi ” con il poeta e saggista Tommaso Romano (T. Romano, “Essere nel Mosaicosmo”. Dialoghi con Maria Patrizia Allotta e Luca Tumminello, Thule, Palermo, 2009). Sue poesie sono apparse nelle riviste “Letteratura-Tradizione e Spiritualità & Letteratura ”. È presente nell’“Atlante Letterario Italiano 2007-08 ” (Libraria Padovana Editrice, Padova) e nel sito www.literary.it. Collabora con le riviste “Metapolitica ”, “Letteratura-Tradizione ” e “Spiritualità & Letteratura ”.

POESIE
Lieve (in Letteratura-Tradizione, n. 42/2008, p. 108)

Lenti sono i cieli
nel diurno delle nubi
limpido respirare
volo, apnea solare
riflessi affusolati
indorate trasparenze,
la cruna del sospeso
pendolo e gravità
ascensionali.
Vuoto trascina il pieno
unendo il leggero
al gremire d’evasione.
Luglio 2005



Sfere Notturne
al Filantropo di Trinacria
(in Letteratura-Tradizione, n. 42/2008, p. 108)

Quando sangue ribolle d’Oblio
umano affiora il Ricordo,
vuoto: leva dell’incontro
unto: perno del movimento
crisma del Sogno
vigilia d’increato
osando l’illimite Fato
quarzo battente dei tempi
arco e diaspro in corpo battuto
zero osseo smisurato
urto siderale stature anticipate
in gravido levare.

Aprile 2006


ROSSO (inedita)

Rosso è il cuore del mare
rossa sorge la parola “creare”

L’uomo non sa la creatura
creatura non conosce natura

Non cambia la sorte della carne
se al trapasso audacia non comanda
l’ineffabile prontezza del morire

Siamo figli di una storia
scolpita col timore di crepare
in una pozza di sangue

La lama non può entrare
se nessun punto teme dolore

Siamo il mondo strappato
dai sogni di un infante
che si crede realtà e non inganno

La misura non conosce la distanza
Nov. 2007


STATURA OCEANICA DEL GLOBO
ad Arturo Onofri

(in Letteratura-Tradizione, n.43/2008, p. 156)

Statura oceanica del globo
mondo più lontano a dismisura
salpa comunque la sillaba-uomo
verso un approdo musicale
uno scheletro di corallo
dal fiato universale
una timbrica d’ossa
piegate dalla lava
Discende al suo cratere
il demone del suono
S’agita la fiamma
pianeta smisurato del calore
Antico saturno utero del mondo
forza nativa delle rune
ferreo sapore del sole
Non rimane più fragore né domani
nell’indomito barlume del midollo
il mio cuore è vortice selvaggio
aroma cosmopolita e millenario
Palermo, 12 dic. 07



Homo (inedita)

Sono l’orbita devota al suo principio
come il sangue nella rosa rossemonio
e il cuore universale del Globo

Quale mondo ripiega su se stesso?
Quale suono risale la parola?
Uomo globo-creatura
Uomo sillaba-madre
dai suoni cosmopoliti:
globhomo cerchio di vita
per mari e terre scacciato
e infine accolto pronunciato
come suono di scalpello sulla pietra
statua di pietra dura, prima pietra, nera.

Sentire risuonare l’étymon celeste
nel seme più rosso dell’argilla
sentire la gerontica voce d’Adamo
che vive ad ogni uomo
che viene con la carne e supera la carne
che batte cinabro nel cuore del globo.

Al sangue la parola continuata
al vate l’unigenita parola
al cielo l’impronunciata.
20 maggio 2008


Lettera al mio fanciullo (inedita)

Un seme scoppia in fiore, un fiore in melograno
e non c’è ragione solo amore fiducia nell’aurora
nel calore sulla terra e misura della pioggia.

Abbi fede, mio fanciullo, nelle leggi del creato
abbi fede, mio fanciullo, nelle cose universali
sappi che gioia attrae gioia e che tutto viene
perché il simile invita il simile e chiedere
è già ricevere ciò che viene domandato
dentro il cuore per il cuore con fede.

Sappi che amare è seguire la corrente
lasciare ogni forma come il vento
Venezia, 20 ottobre 2009

1 commento:

NICOLA ha detto...

oh tuo fanciullo, già m'insegnavi
il verbare nell'occulto ritmo dei cristalli
l'alchimia del sole nell'essenza delle erbe
già m'insegnavi l'onnipotente parola
del poeta che spazza ogni reale
illusione di destino, m'insegnavi
a rifiutare ogni liscia superficie
e tuffarmi nell'immagine increata
ascoltando solo l'armonia delle sfere