venerdì 1 gennaio 2010

Giuseppe Zagarrio

Giuseppe  Zagarrio Giuseppe è nato a Ravanusa (1921). Ha pubblicato:
“Le stagioni di maggio”, Roma, Il Canzoniere, 1953; “A questa terra non nostra”, Bologna, Leonardi, 1956; “Le ricamatrici della Kalsa”, Firenze, Quartiere, 1958; “Tra il dubbio e la ragione”, Caltanisetta-Roma, Sciascia, 1963. Altresono state pubblicate nella rivista “ Quartiere”, 19 (1964), e “Pensare per immagini”, in Antigruppo 73, Catania, Di Maria, 1973.

Saggi: “Mario Luzi”, Firenze, La Nuova Italia, 1968; Salvatore Quasimodo, Firenze, La Nuova Italia, 1969; Franco Fortini, Firenze, Quartiere, 1963; “Sicilia e poesia contemporanea”, Caltanisetta-Roma, Sciascia, 1964; “Sereni”, “Roversi”, “Toti”, in “Letteratura italiana. Il Novecento”, Milano, Marzorati, 1979; “Febbre furore e fiele”, Milano, Mursia, 1983.


POESIE

(Da: Gli eredi del sole”, Il Vertice, Palermo, 1987)

Le terribili feste


Mais moi je ne veux rire à rien



ora che la coscienza è in agonia


e la dialettica non trova più gli opposti


e la fascia del tutto rulla sul globo


assordando di nero l'orbita e l'asse.


Chi ha bisogno di piangere o di ridere?


Chi ha bisogno di chiedere o di attendere?


Ditemi se c'è un gesto d'amore


che faccia ancora storia...


Abolite dunque i dati parziali

                                                               fate

che il nemico sia solo il necessario


e aspettate la suprema Indifferenza


che vi porga il lembo del mantello


da stendere sugli occhi


                                                 allora il pallido cemento


scorrerà lentamente dentro il sangue


e il freddo della pietra sarà la conclusione


sarà il tuo nulla o il tuo tutto la vera compiutezza


nell'istante che cessa l'ultimo istante.


(Da: “EquÍvalencÍas” – Revista Internacional de PoesÍa, Madrid, 1989)
Eppure È Ancora Un'alba


Dalla notte in subbuglio si riverbera tra i lampi

il ghigno inalterato della belva

zodiacale la marina ha invaso

l'orizzonte celeste sul campo gonfio di pece

sprofonda il gorgo e certo non ha più scampo

lo scafo che rullando affonda

sotto la mole a raffiche ora m'assale

un vento di inadempienze il negativo

che ripropone cortei di focomelici

e ingrigia gli occhi ripopola di mostri

l’assenza il disimpegno l’esclusione

da ogni attesa perfino le ultime domande

—se la vita è (o no) la storia o se la morte

alimenti di sé l'ira o lo scontro e il muoversi da opposti—

anch’esse si tuffano nel nulla

o nell'identico di questa (falsa?)

notte che incalza a furia e si accumula sui segni

del no(definitivo?)             Eppure è ancora un'alba sui segni di lutto

la linea di chiarità tenta una forma

di verità è scialbo —certo— ma non impossibile

ricominciare sul riso barbarico

si sa che ogni volta s'innesta un dolore e che aggredisce

l'orda la imbriglia l'affanna al l' indulgenza

la inchioda a un'altra storia di pietà...             mi aspetto un altro grido dalla vita

in ogni caso —così m'incoraggio— le forse un moto — perchè no

mi dico in furia perchè non potrebbe?—

del cuore e della mente uno scatto d'impotenza

magari un disappunto uno scherno un'insolenza

l'aggrottare del ciglio la voglia di comprendere

il tornare alle attese e immaginare il resistere l'insistere a sognare (o addirittura l'ilarità che irrompe

all'improvviso dentro il delirio e risospinge a riva

da chi sa quali abissi di memorie e d'azzurro

l'infante e il balbettio la primizia insospettata di un consenso?)



Scirocco di cenere sul golfo


Scirocco di cenere sul golfo

soffia grigio e sgomento

alita incertezze giudizi sospesile

tutto si fa assenza

ombre vagano mostri

s'alternano nel cosmo

quel che vibra

è il segno della vipera

che gonfia limo azzurro nelle vene

e blocca il grido forse galoppano

sequenze di memorie

forse anche le attese sono all'erta

ma il presente e questo fermo inferno

che fa sudicio l'occhio e demonizza

i gesti a ogni persona li fa spettri

di un'altra norma lo speculare opposto

del noi lontano di un'altra abitudine...



Eppure ho visto la zingara danzare

sull'orlo del cratere

radiosa di morte

o non so di che vita

ignota ai sensi fluivano parole

dalle mani crocchianti e dalle fulve

anche mentre dai fuochi si alzavano i leggeri

sassi irrompendo sul fitto colore

del blu oltre-mare dell'alba del turchese.



Oh non chiudermi il tuo varco

fachira infanzia mia ebbrezza primaria

che apri a ventaglio gli anelli lampeggianti

sulla mia ansia d'altro non permettere

che io mi aggiri — anch'io dall'altra parte —

coi bicchieri del brindisi a evitare

nel labirinto geloso del mestiere

l'incendio e la colata non schivarti

e non cedere non fare che si attenui

dagli occhi il faro del nero diamante

che mi fa duro e infrangibile alla cronaca

della nequizia e mi indispone alle rese



come sci tu che allo stato nascente

del cosmo ti rifai


                 e vomiti parole e fiamme

dal coro dei millenni vissuta dalla terra

e da noi da me teneramente in un possibile attimo.


Di gas o di galassie


Sai bene che la schiuma s'adorna di mercurio

e che al fondo l'alga s'assottiglia

il sangue non è azzurro il miele è come assenzio

tra l'unae l'altra sponda il pesce luna

viaggia amaro e sadico non pensa

più al richiamo né gli importa d'essere vittima

e preda oche s'ingolfi

dentro la grotta l'ultimo lombrico

e il basso inganno. Eppure

                                                 ti precipita nei sensi

il rito inesprimibile           e tu ti sciogli

non è evasione o emozione ma un'ansia d'altro

che ti rimuove i nodi e ti sprofonda

in abissi solenni     è di quell'altro il segno

un ultrasuono

dove tutto s'incurva e s’innatura

nell'ambiguo messaggio        il tramonto cha forse è aurora

lo aguazzo che s'indura          e vedi come tornano

i colori dall'infanzia delle fedi                e come

s'accenda nel gelo il fuoco e ardente

si faccia il vetro negli ultimi specchi

dove smorto è il veleno              la macchia è un lampo innocuo

e tu sci più forte e più deciso              più imprendibile

ora che il minimo s'espande nel contrario

e la trivella è un albero di nave

che s'impiglia nella prima stella

non sa se bruciare di gas o di galassie

Nicola Di Maio

Nicola Di Maio è nato a Castelvetrano (Trapani) il 27 gennaio 1949. Nella sua città esercita la professione di medico. Ha pubblicato: “Sopralluoghi” (a cura di Santo Calì) in “Antigruppo 73” (Catania, 1973); “Reperti”, poesie 1974 - 1977, Mazzotta Ed. , Castelvetrano, 1988; “Una calla al completo”, (assieme al poeta Nino Gennaro), Perap, Palermo, 1992. Un mazzetto di poesie - “Catasto/fette ”- figura nella “Antologia palermina”, Perap, Palermo, 1997, curata da Gaetano Testa. Ha inoltre pubblicato due libri di narrativa: “Le vele ai sassi”, Perap, Palermo, 2000 e “Un sogno alto quindici piani”, Perap, Palermo, 2005. Con testi poetici e interventi critici è presente in riviste e antologie.








POESIE

Da “ SOPRALLUOGHI” (1973)
DOMICILIO COATTO

o giorni tersi nel segno

del papavero kerosene brucia

in rapide asfissie si muore


e noi per sempre canuti in cicli

di sogni e attese di comesichiama

quel tale crocifissi per fame in calvari

d'oscure botteghe decentrate officine

abitiamo una casa ai controlli serali

di ventun pollici e mogli

un piatto di pasta e fagioli ventrigli

d'uccelli tre figli maneschi in età prescolare

ai confini di primevisioni luci — neon

cinturati pirelli


alla noia di cinematografi e vie

un giro di carte e un bicchiere —

il delirio del cuore è un viaggio

oltre il grigio di nubi che opprime




ALBERGHETTI


io e te una penombra

in delirio in alberghetti

a ore fuori mano

lenzuola bianche e pulite

finestre aperte

su vicoli e botteghe

di stenti merciai

io e te stupore rubato

a squallido va e vieni

di commesso viaggiatore

grazia di ciglia finte

ombreggiate le anche

mature in vesti

di crépe odalisca

che imposta se in qualche

luogo ho una vita

di moglie fedele

una fede nuziale

a un lavabo dimenticata

partendo?



INCONTRO


e tu chi sei con questi occhi

da esoftalmo protrudenti

e mi guardi con questi



tu ora come io certo dirai

chi è questo occhiazzurri

che va zigzagando



e abbiamo in tasca carte

d'identità agli inviti

di poliziotti notturni



ognuno il suo nome cognome

indirizzo mestiere per fame

sfamante



ma oltre tiriamo: lui di là

io di qua a un muro rasente

domani forse associati



a una celletta in comune:

per ubriachezza molesta

et altre invettive rabbiose



dette in faccia a chi viene

in carrozza



SCUOLA


così dunque m'insegni l'abc

che ogni giorno da fiori mi separa

se escludi queste facce

mi stringe in una morsa la legge

del profitto anestesia corrente

il male che mi tarla mi ripugna



la scala dei livelli che mi offri

con scatti di carriera coefficienti

tu non mi chiedi nulla le strade



che percorro le sconosci il fiato

che mi manca le stragi familiari

tu non mi dici perchè queste mie scarpe



davanti sono aperte e fuori piove



DA "REPERTI" (1988)


II

Il delitto, la foto, la pratica

del furto, i soldi ritrovati

nell'alcova. Nel mazzo delle

bollette l'elastico della

sconfitta, giureconsulti,

paure e peccati di gola.

Le difficoltà di un uomo

di Stato, posta inevasa, calcoli,

reclami perentori. I comizi

nervosi, ridondanti: nebbia

in Val Padana, mari mossi,

piovaschi. Il giro d'Italia,

screzi, scaramucce tra

compagni, italiani brava gente,

applauso in onda alle 20, tra

guardo dei campione in un contesto.

Le gemelle al ritmo, un filo

di voce osè, smagliatura

alle calze, diazepam, ricchi

premi ai concorrenti. I giorni

noiosissimi d'inverno: Io strazio

delle mosche, ombra del doping

nei paraggi, pareggi, recessioni.

Kappaò alle ultime farfalle, neve

in volo, la sciarpa attorno

al collo quasi un cappio.


IV

Incubo della folla allo stadio,

incendio al Reichstag, Bosch

sotto l'ombrello, pinze e pistola,

brivido alla schiena. Cile.

I discorsi nelle crepe dell’

inverno, primavera trascorsa con

nuvole sparute, dolenzie

all'epigastrio e traslochi, noia

in dettaglio. La casa di Neruda:

schiaffo alla guancia, reperto

tra furti e annegamenti, foglia

nel refolo. I cani di guardia, il

rombo del cingolo del tank,

interessi monetari dollaro e pepita,

ok per il decesso, palpebra chiusa,

crollo, mura sbrecciate e –

sangue dall'occipite. I fottuti.



DA "UNA CALIA AL COMPLETO" (1992)

MANGIO L'ERBA PIÙ


Mangio l'erba più tenera rumino defeco.

Le buone maniere insidiano pensieri elementari

la barba da molti giorni punta il mare.

Binocolo l'orizzonte. Dopo la pioggia

dopo il vento e i guadi

bivacco dentro l'ombra

con eserciti allo sbando.

Prendo tempo come posso

cancello le tracce più visibili.

Non c'è chi esegua senza fiatare

almeno ordini minuti — strigliare

i cavalli, abbeverare i cani,

segnare albo lapillo i giorni.

Non so neppure contare

su uomini fidati.

Nuvole passano sulle prede giorni

senza di te il bottino


CRONOGRAFIE PRIVATE

1

occupa tutto il mio spazio

lui che a quell' età si tocca

mentre ora la stagione ha i colori

che reclama il suo desiderio

questa mattina tra vuoti a perdere

il giorno fa troppo rumore

e bisogna tenere a bada perfino

il guaito del cane


2
stando appena ai margini

una folle moltitudine canta

appollaiato sui rami

il tuo scalpo

poi qualcosa-qualcuno

tra questi disboscati

muove i tuoi movimenti

mi trova

e persino nel dolore

buono da mangiare



DA “ANTOLOGIA PALERMINA ” (1997)

CATASTRO/FETTE


i pesi non pesano più

brillano argille

anguille sulle muraglie

in fila bra

vini manzoniani

cani bambini

soli slegati mari

sui muri parole

crescono fili

nuvole buchi-buchi

tra il dire e il fare fichi secchi e fuchi


***

togli vento

dal mare i baffi

a manubrio di alfredo

togli il togliere che è

nel tagliare la lettera

morta & la porta

murata

la mosca sul mento la

vocale l'accento

fa che sia un bastimento

togli i vermi con

l'aglio le vespe

del pomeriggio

appena spenta la luce

togli il fulmine

dal fulminante e il lampo

da ciò che è lampante


***

mi arrendo al raptus & al lapsus

metto il piede in fallo e il fallo

dove sai

Gaetano Testa

Gaetano Testa è nato a Mistretta nel 1935. Ha pubblicato : " S.p.a. ", Feltrinelli, 1963;
" 5 ", Feltrinelli, 1968; " L'idea del consumo ", ( con Elio di Piazza ) Flaccovio, 1973; " Borno ", ( con Francesco Gambaro ) Perap, 1990; "Personali ": Gibellina, 1983 - Ars Nova, 1992 - Teatro Biondo, 1999;
" Kleenex ", (con Francesco Gambaro) Flaccovio, 2003; "Azzonzo " Perap, 2001.








POESIE

squartini
dic.2006



101

invisibili

spalla a spalla sono

silenziosamente pronti

e svegli ai piedi del letto





102

tempi grassi boss

pieni di piombo fuso sa

quant‘è buona l‘anima del

cardo appena scottata in vino nero



103

a saperle

tutte quelle

cose stupide si fa

facile ogni carriera



104

col saperle

dettagliatamente

si potrebbe pretende

re la massima eliminazione



105

mi patrocina

l‘agnello arrosto il

naso ragiona con difficoltà

ho perso la connessione con la cosa



106

lui sostiene che la misura

del rinascimento contemporaneo

è la tenacia della produzione di consu

mo non l‘immediatezza dell‘inesprimibile



107

se ho ben capito il

numero chiuso ti avrebbe

impedito qualsiasi disorientamento

nella disponibilità a pronunciare il si o il no



108

ora cominciano altri

colpi sono gli specialisti che

stanno trasformando i qualunqui

sti in una superficie di nuova concezione



109

i vetri

delle porte

finestre vibrano

esplodono aspetto



110

annaspo nel

la polvere e annaso

come se non bastassero

polvere pirica e sfilacci di cordite



111

stai cercando

come me il punto

del l‘orizzonte cittadino

dove consumarla in allegria



112

trovi che un li

tro del tuo naso è

stato intercettato dalla

realtà del ricordo fondamentale



113

mi sento per

caso un collezionista

di samaritani della violenza

essere un senzacasa teorico mi ispira





114

tu invece

saresti una

ninfomane se sol

tanto ti distraessi un po



115

questi

pensierini

del mattino la

sera non ci sono più



116

provare

a volermi

leggermente

male non ti basta



117

leggendo il sa

ggio sul regno di

claudio mi allarma

il capire comodamente



118

è una losca

missione non

c‘è dubbio ti giri

e l‘occhio va al culo



119

da

qui do

vrei chiudere

e non più riaprire





120

a quale mese

ti riferisci porfavor

caro amico spiegati io or

mai vivo più dilà che sul passaggio



121

la cartoleria

è qui vicino vado

compro le buste a sacco

gialline e comincia a piovere



122

che negozio

astuto sta sem

pre aperto anche quan

do di corsa appare chiuso



123

faccio il cleptomane entro

e divento messaggero mi difen

do spiegando che il moncherino mi

porta nei sogni della cattiveria comune



124

tu ladra

ma vai a farti

fottere ladra tu non sai

che significa guardaci meglio



125

con ra

per acquisti

ra sceglie io pago

oppure io scelgo e ra paga





126

perfetti

turbanti neri

il millennio in cor

so ascolta tra le stoviglie



127

il mingus

per esempio

l‘ultracadavere

o meglio il seneca



128

la seduzione pic

cola mia tutta sciolta

nello zucchero che spargi

sul davanzale della finestrella



129

un giorno che

mi sento untuoso

e che assurdamente

passo nell‘altro giorno



130

ho in mano

il mio gomitolo

di ragazzino che copia

esattamente un boomerang



131

ma come si fa a

stare nello stesso lettino

del senato e dire ai visitatori

ora che ci siamo visti potete chiudere





132

nulla proprio nulla al

le 9 del mattino il signor cosi

mo tra le aiuole del condominio sta

quantizzando la propria indifferenza



133

ogni volta che passi

mi consulto con guidoval

domando come ti pare è brava

guidoval prima sorseggia poi fa no



134

e io non so se

parla del negroni o

delle tue apparizioni e co

munque anche sapendolo non c‘è



135

nei confronti di

queste mie disfunzioni

mi aiuta picchiettare l‘unghia

dell‘indice sulla scorza del limone



136

la misura è di

ventata esoterica

non per frollaggine ma

perchè piangere la sfigura



137

oddio neppure

sghignazzare è rac

comandabile digerisco

ossa e iranio che ti pare





138

diffuso in ogni

suo frattale sgoverno

la mia testa che si spinge

perfino nella riga dell‘unghia



139

mi faccio

trasparente

ma non ti sfuggo

ora tocca al ministro



140

stare con chi

soccombe pensare

in termini di fughe la

flessibilità migliora la fibra



141

ovviamente

non possono pia

certi le cacche sui mar

ciapiedi la sporcizia la usi



142

mi ci vuole

il deserto per dimo

strarti che lo spreco dell‘

acqua somiglia alla carta che canta



143

basta oggi

ho chiuso mi fac

cio sottile perdo con

sistenza non ti assisto





144

incontro

ari e stefano mi

dicono in questa cit

tà il sole ha la luna araba



145

beh io

non soppor

to il cosiddetto

sguardo della capra



146

comprata bici

sportiva di notte enzo

e ignazio mi spingono fuori

girando per cruillas perdo i primati



147

quartieri nordici

che roba prima piovosi poi

nervosi il punto è abbandonarsi

alla regina che passeggia nel viale



148

e ora mi serri

le caviglie mi schi

affeggi lo scudo dici

le elezioni sono truccate



149

e così ogni forma di

pestilenza rimette la canti

lena della strega nel pugnetto

roseo di fofuccio che caca in cortile





150

il venerdì sera

salgo in collina a baida

beppe mi accoglie al cancello

beviamo cantiamo ci lanciamo giù



151

insomma

è già in rosso

ma si vediamocela tutta e

mi fermo all‘immagine delle patate



152

che nostalgia

delle frequentazioni

che mi accelerano il polso

in un aroma di ragione fondante



153

nudo

l‘incon

tro e nuda

fino all‘osso

Antonino Contiliano




Antonino Contiliano è nato Marsala (1942). È stato redattore della rivista “Impegno80” e “Spiragli”. Ha fatto parte del movimento poetico che, tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, operò in Sicilia e si qualificò come Antigruppo siciliano. Negli anni Ottanta ha fatto parte del Comitato organizzatore degli “Incontri fra i popoli del Mediterraneo”. Il convegno che ogni due anni, curato dal poeta Rolando Certa, si teneva a Mazara del Vallo.

Ha pubblicato:

Poesia:
“Il flauto del fauno ” (Impegno80-Coop.Antigruppo, 1981), “Il profumo della terra ” (Impegno80-Coop.Antigruppo, 1983), “Gli albedi del sole ” (ILA Palma, 1988), “Exilul utopiei ” (Europa, Craiova, 1990), “L’utopia di Hannah Arendt ” (Laboratorio delle arti, 1991), “La contingenza/Lo stupore del tempo ” (Laboratorio delle arti, 1995), “Kairós desdichado ” (Promopress, 1998; 2° ristampa www.vicoacitillo.it, 2003), “La Soglia dell’esilio ” (Prova d’Autore, 2000), “Terminali e Muquenti / paradossi ” (Promopress, 2005; www.vicoacitillo.it, 2005) e – come coautore e “sine nomine” – “Compagni di strada caminando ” (Edizioni Riccardi, 2003; 2° ristampa www.vicoacitillo.it, 2005) e “Marcha Hacker/risata cyberfreak ” (Promopress, 2005; www.vicoacitillo.it, 2005); “ ‘Elmotell blues ” (Navarra Editore, 2007) e “Tempo spaginato / Chi-asmo ” (Polistampa, 2007); “Il tempo del poeta ” (a cura di Emilio Piccolo; Centro di Cultura “Acerra Nostra” onlus, 2009).
Saggi e relazioni (pubblicati in “atti” e riviste, e riviste sia cartacee che elettroniche):

“Perché scrivere per chi scrivere ” (“Incontri fra i popoli del Mediterraneo- Anno II: Poeti per la pace”, Mazara del Vallo, 1982); “Intellettuali a confronto ” (Impegno80, 1981/1983); “La funzione della poesia oggi (“Incontri fra i popoli del Mediterraneo- Anno III: La cultura per la pace nel Mediterraneo”, Mazara del Vallo, 1984); “Poesia e follia: corpo e ombra ” (Salvo Imprevisti, 1988/1989); “Filosofie della poesia: L’“effetto farfalla” ( Moolloy, 1991); “Sulle rovine e le tracce di un sogno ininterrotto ” (Spiragli, 1997); “Una nuova immagine del tempo. Riflessioni intorno a un libro recente – di Gaspare Polizzi, Tra Bachelard e Serres. Aspetti dell’epistemologia francese del Novecento ” (Bollettario filosofico, Università della Calabria, 2003); “Antigruppo siciliano- frammenti di storia, avanguardia e impegno ” (www.vicoacitillo.it, 2003); “Sentieri e risonanze di Bosco dell’Essere ” – di Stefano Lanuzza – (La Fortezza, 2003); “I pensieri di un venditore di libri nella poesia di Emilio Piccolo”; “Rolando Certa, un poeta Antigruppo volteriano e inattuale? ” (Fermenti, 2004); “Almanacco Odradek 2004 e ‘lettura dell’oggi’” (Fermenti, 2005); “Una ragione controfattuale e controfuturo nelle “ragioni della verità” leopardiana di Gaspare Polizzi ” (Fermenti, 2005); “Materiale Comune e la parodia antagonista” – “Materiale Comune” di Francesco Muzzioli – (Fermenti, 2005); “La “rammemorazione nella scrittura di Luciana Floris” (Fermenti, 2006); “Tra gihad e poesia un divenire identità ornitorinco e self storico” (Fermenti, 2008); “Il Padrone manda il boia. Una letizia spinoziana per Edoardo Sanguineti” ( Fermenti,2008); “Lingua che batte sonar e radar” – “La lingua che batte” di Giovanni Commare – (Fermenti, 2008); “ I miserabili in scena – “Liturgia dei miserabili” (cortometraggio) di Rino Marino – (SottoTraccia, Novembre 2007/Aprile 2008); “Un dì(re), girando nei dintorni di via “Accademia platonica”, lunare” – “Lettera morta” di Mario Lunetta – (Fermenti, 2008); “I fantasmi della luna e l’immagine-azione” – “Liturgia dei miserabili” (cortometraggio) di Rino Marino – (Fermenti, 2008); "Preveggenze nel sapere po(i)etico di Dante- Dalle sfere di Dante all’ipersfera di Riemann” (Fermenti, 2009); “Il refrain e la linea ‘leggenda’ -“Iperfetazioni” di Marco Palladini (http://retroguardia2.wordpress.com; “Il soggetto poetico nell’economia cognitiva” (Fermenti, 2009); “open source e avanguardia” (http://bollettario.blogspot.com/2009/06/blog-post_5499.html, 2009); “L’antigruppo Siciliano Tra Storia e Riflessioni” (http://www.rivistadistudiitaliani.it/articolo.php?id=535, 2009); “L’utopia, una necessità”; “Mediterraneo e identità plurale”; “Divisioni spostate e allegoria ‘riflettente’”; “Tempo Molteplicità Identità”; “Il tempo e la poesia antagonista-I processi asimmetrici”; “Per una critica dell’economia poetica dell’Io” (www.retididedalus.it; http://retroguardia2.wordpress.com; http://lapoesiaelospirito.wordpress.com, 2009).

Si è interessato al discorso pittorico di Eugenio Bruno e dell’amico Giacomo Cuttone. Cuttone è il pittore che ha curato la maggioranza delle copertine dei suoi libri di poesia.

Suoi testi sono stati tradotti in lingua croata, greca, francese, inglese, macedone, spagnola, catalana e romena.

POESIE

L'inter-est

a Giacomo Cuttone

Del tempo le ferite sventagliano

il riso della memoria tra le pieghe

e sale il sale rosolato dell'ascolto

il sapore silenzioso delle galassie

il va pensiero della distanza senza scie

del sole il gioco cristallizza delle ombre

e le terre dell'esilio segna non-luogo

il crocevia degli archi in attesa

e une del mare copre le solitudini

gallerie di splendide apparenze nate per l'est

leggero coro del respiro che diviene forma


bagliori rugiadano squilli di dissolvenza

mentre le pianure rotolano temporanza

il non-ancora bussa ancora una volta

nunc stans non e tu sei inter-est

rete di vibrazioni come un valzer di farfalle

dentro le finestre dell'occhio del ciclone

dove le tue mani dipingono onde di coralli

e vortici d'aurore il volto degli sguardi

raffiche nucleari dei sentieri quantici

adesso che adesso non è l'adesso distendono

soglie di colori diffuse derive di danza

l'inquietudine che si stacca e decolla.

(Da: “Kairós desdichado”, 1998)




La passione delle cifre

…:

la passione la pressione alzata alzò

e delle cifre il massacro verbalizzato

sputtanava il sarcasmo dell'umanesimo

la pietà della coscienza e i rasoi delle holding

e l'imboscata abbassava le braccia



il vento dossier segreto santuario

alle bianche voci cambia direzione

dove rapina i nervi dei mercati sbandano

e sulla crucis delle rughe crollano

e nei convogli stipano migrazioni

fioriti sui binari dell'erezione toto

produttiva totocalcio evirata no stop

di arbitri del saccheggio del pianeta



(im-mondo questo mondo è dei parassiti,

migliore esiste il ni-ente, il funebre elogio

degli aiuti umanitari soluzione finale,

giubilate il culo sacro eiaculato del se-colo-nizzato

colato a picco nella bancorotta del rendiconto!)



appollaiato sul picco della guerriglia

straccione il pueblo perestroika

l'attesa onda smorza su onda

e aquiloni intreccia di turbolenze

carburate con la rabbia del mare



digitale fotoshop naviga manipolazione

e fine look millennio killer degli umani

diritti

l'oceano della rete non ha più confini



il conto la banca rende reddito

mondiale canto d'arena di cani

i Sud marketing discount

e l'amore emigrato lontano

prigioniero fra le guerre stellari:



800milioni nell'inedia distesa

ogni anno e più lasciano la vita

concimano i profumi della ricchezza

oltre il plusodore dell'82volte sudato

con le piaghe di 2miliardi anemici

dal 20percento dei gentili del mondo

e molti vivi ma nati mai se non per

scontare le perdite dei sud-ari dei Sud

all'appuntamento del secolo breve

lunghe file di èbeti-alfa-ana degli applausi

denutriti del pensiero e gonfi di coca

graziati con la strategia della fame per

dominio dei compari della borsa telematica



digitale fotoshop naviga manipolazione

e fine look millennio killer degli umani

diritti

l'oceano della rete non ha più confini

Madrid, novembre ‘98


(Da. “La soglia dell’esilio”, 2000)


il disonore della storia


scogli scoglionati: che cieli scuoiati



iso-li-tudine le parole gamma

soft navigano frammenti testicoli

conflitti insonori ricu eu

e cyberspazio fot(t)one senza scie

neanche per un dollaro d’onore

lasciano le cose lati-tudine là

lì l’è, l’essere ridere zecca

di stato tra uno squarcio

e una saricinesca di jeans



shorty story ora dosano il montaggio:

le soste ferite del viaggio peritare

e i diritti dell’infanzia infangare

e i caduti della fame infamare

e i poveri poco a poco abbattere

la guerra, se è degli altri, sconsacrare

l’amore, se non è merce, mercificare

l’incasta bocca levisca mericanare

all’asta globale telepompimirino

e clinton minghia carricata ri passuli

menu networkshop scannerizzato

sulle onde wwweditoriali



anche i poeti bainoevocati scas(s)ano

ululati lasciano lo spazio elettronico

e l’evoluzione re-mare con involuzione

al piano bar non en plain air ballare

ballate ballate la sposa ho da maritare

cu amici e cu parenti unnaccattari

e unvinniri nenti teni a menti senti

a punenti i venti esentasse venti

sgridano once l’onore della storia

a suon di casse sulle carcasse



(Da. “La soglia dell’esilio”, 2000)





la casa di Alzheimer
(a mio nipote Giovanni)



è una liquidazione dalle radici dell'aquilone

e neanche un'asta per le memorie annusate:



ai pochi piace caldo il pianeta delle serre

e sviluppo sostenibile adagio schitarra

l'e-missione Pinochet in terra d'Allende

e nella striscia Gaz(z)a ladra struscia

sibemolle bene-detta la shoah in fuga

e belli-ci telenovela raid racket l'Eufrate



le cellule delle tavole rotonde e dei tornei

sono nella lista di Alzheimer in attesa

di autopsia e desertificazione di sinapsi

e orbite di rifiuti tossici l'anima galleggiano

l'utopia dei miei giorni stregoneria

cancellata al rogo dell'inquisizione ver-detto



scolate bottiglie di cielo vuoto scola

ora dondolio di nubi macero di ferite

e non posso alzare le mani al prato

per rubare un pugno di stelle ai fiori

e attaccarle agli occhi di mio nipote

con il respiro itinerante dei sogni lì



cosa gli racconterò in questi luccicori

recintato a vivere passeggiando magie

alternato a massicce dosi di sedativi

per incatenarmi la voce all'orecchio?



argonauti sbracciati decolli cantavamo

con polsi di mare e rotte di ubriachezza

svelate veglie contadine d'amore



ora galassie urbi et orbi alla deriva

ciurme spossessate del nome migriamo

con il nostro patto minato di referti

de-cessi sintonizzate stazioni d'arrivo

ogni dove ai fianchi erano arrampicati

i tuoi venti di lusso grido senza appello

e unico allertano sparate a vista ora invece

senza sirene e gabbiani di luce l'ascolto


(Da. “La soglia dell’esilio”, 2000)







La ballata della libertà

ba-Búsh-bel ul-tim(e)o sorriso béance

oggi dacci daciabel, strike della rivolta

tu che dazzurro voli stheatol cadentano

e-globoal wars stripes, end stars minavagante

ai perdenti il loro sud voltigabbano



l’altra metà del cielo è mandarino

libera del sogno americano, il male

dai dicci Mad il teatro degli scudi



stellare della guerra dacci il segno

e Seattle così sia Porto Alegre

e l’Intifada vedi veni invici veter-ano



bah-Búsh, Blair bèe, dal cyberspazio on line

Pesc sguinzaglia cold warriors, e duci Aznar

digno, non temere per la vostra morte preghiamo

e così pure il medio, oriente niño, Silvio il cigno

festeggiamo amico minchino in brodo star

(Da: “Odradrek/Almanacco”, 2004)



Copulazione

l’ultimo inverno, caldo

quello delle correnti ’91, Anne

(testardo, fonema ancora acceso)

quelle del Golfo, lungo il mare

e il canto d’organo delle canne

in canna d’argine al Mazzaro

i gameti delle orchidee sparsi

tra petali arsi carne termonucleare

è andato…



andato è in congedo dall’eternità

e temporanza in questo cielo della distanza

e confinato avanza tra ogive atomiche, spie

di cazzi puntati con prepuzio d’uranio

impoverito della via lattea di Urano



ecumenico quel coglione di pap(p)a

vergine cuccia di giglio svestita

a nozze brinda con le ceneri de’-provati

deportati dai canini ameri-CANIni

rinforzati con OMO-geneizzati di pap-

p(a)oni di task Force Ita(g)lietta,

sai,

la contrada che dalla fantasia ora

passa alla mafia al potere ognora

e porta a porta il prete che bene-dice



quell’amore, cara, bagnato ibrido

e iride di malinconia per il re-ale

e nostalghia per le ali di Klee

quel serpente di fuoco dell’Etna

cara, non è in discarica a valle

ancora, e non sopporta l’offesa

a quelle cum-finis correnti delle nostre

e altrui eteros soglie sparse (h)ai

comuni orizzonti in mano ai 4 soldi

che disprezzano la vita con gli arresti

della rèsta a strascico per gli spazi



scarto biologico vel analogico infarto

qui d’infinito è solo lotta dura, mio amore

di classe e coopulazione cooperazione

e gobal f(i)era di guerra alla guerra di classe

ov’unque ubiqueterraque celo è

con-figurazione azioni aut bianco aut nero





(Da: “Terminali e Muquenti/Paradossi”, 2005)




Lettera ai genitori

giorni mimose di mare

questo tempo spaginato

scorie e progetti in gola

fiorente alito di transiti

tra dominio e rifiuti

logiche srotolate rovescio

e sfide altri non metrici siti

Brooklyn gomme masticato

ponte se vuoi vivere vivo

vi indirizzo posta e allerta

perché il sonno dei morti

è sospetto alla canaglia

la salvezza che non ama inferni



se l’ombra accompagna il viaggio

e le cime gridano dalle radici

rivoluzioni decapitate e monche

cosa fare ora delle variabili noi

l’incertezza scartata delle promesse

la fantasia il potere vincente

rovine e differenze la soglia?



cosa fare se il terrorismo sparano

mucchio quotidiano e calcolato effetto

reggono l’erezione produttiva la qualità

la vita opera teatrale a prezzo basso

e Trotsky racconti treno c’era una volta

se non il cammino eterno tempo?



a voi scrivo grano d’altri campi e stagioni

che avete mangiato senza morte rimessa

o patteggiato ostie e acquesante di marca

scrivo che il peso più grande non ha misure

che il lamento è solo una luna calante

soggetti inghiottiti dai mattini di nebbia

e acquasantiere truccate e respiri

e bestemmie di notti spompate e grido



a voi scrivo uragano temporali magnetici

dove l’offesa è labirinto in fiamme così

e dis-torto il kamikaze stragifero roulette

senza dignità e libertà sepolto blabla



scrivono figli del male e terroristi senza fiori

se tra torri stazioni metropolitane bus

umiliati e offesi bruciano disperazione:

scannerizzati tolleranza zero, inquisizione

di classe e asse non solo religio caricano

girevole imperiale liquidazione e sconti

e chiusura d’esercizio import-esport



ma in questo presente si così così mori-ossi-

riso della tragedia e indifferenza a sacco

temporalità così spagino d’eventi il vuoto

e fibra “stranezza” singolare svito il corpo

e febbri chi-asmo sui sentieri intreccio

e kaone batto ancora nine four zero

zero è un altro giorno un qui altro

mille turgide carezze senza sosta

in coda ai turboreattori mille geometrie

svuotata dell’incertezza il tondo lutto

taglio vettore in memoria il senso



sestanti di cielo e vulcani pulsiamo

e morire la morte per vivere la pienezza

del senso sospeso nel tra, il confine

lontananza e vicinanze tangenziali

in panchina con timer ad alta tensione

angeli con gli occhiali d’assassino

e fuoco al cerchio paranoico di terra

follia fauve brucianti santi e santoni

incazzati duri e cannoni singolari

collettivi alla frontiera aperto sentiero

o fine seculorum boia smascherato



non giro pagina e pesco ricordi bazar

l’odore delle cosce per abbandono

o eco addio di salmi ai monti e ai laghi

fischiano i bacini dondolanti dell’amore

gli aironi sono ad alta quota per i canneti

e gli sguardi incrociatori insorgente azione

sorseggi strozzati arrivederci di nudi corpi

madidi dì di desideri e salti sul/del tempo

clinamen tra un pugno di immaginari e reali

numeretica resistenza permanente

né prima né dopo essenza e presenza ma atto

cooperazione gli-uni-gli-altri zapatisti caffè



la notte l’insonnia spagina questo tempo

sequenze di lettere mai partite e partenza

la contingenza che passa e si spassa

che gira e rigira distesa al sole della sfida

fida viaggio di parole e mescidanza pulsante

la morte dell’anima di soglia in soglia:

ho compleanni e non ho soste per pregare

il mio tramonto è stato sempre l’oriente

le palpebre del sonno il girasole

la veglia che scompone di fuoco la carne

una nave con il sale della brezza

dove meridiani e paralleli sono il tra

il cane incatenato che si scatena navigante

tra costellazione di frammenti quasar

in fuga dal ciclico nestlé trans-fondente



imballaggio di abbonamenti e consegne

delirio un qui di noi si stende tensione camin-

ante ancora ani-mal tra partenza e de-mens

onde d’urto spaccato scirocco svuotati istanti

e domani senza sosta compagni di viaggio


(Da: “Tempo spaginato/Chi-asmo”, 2007)



il vecchio già si era perso (inedito)


e il tempo non suona

due volte, mai la stessa

canzone di vento e cielo



quel profumo fra le rovine

“femme nue, femme oscure”

fruit du vin noir e polline

nei giorni dei tuoi fianchi



come onde sussultorie, affamate

esplose dal delirio in amore

lucente velluto di cosce

rugiadose di baci e lingua



sventagliata gola della luna

sotto i pugni schiusi al sole

tua bocca tua brocca e silenzio

affondo nel tuo bosco di mare



il vulcano delle delizie alla marea

della notte di lupo alle stelle

non negarmi e scuse non mento

pago il costo, la distanza se vuoi



mio sentiero, quel giorno di fughe con te

non lasciarmi all’incanto la veglia e gli anni

non lasciarmi deriva di marea bianca

(piuttosto annoso fantasma di passaggio)



sai, ho visto spasimare colori il volto

i sapori con gli odori nella stanza dei campi

del castello diroccato alla memoria intorno

e una danza mentre abbracciavi quell’isola

sospesa fra le nuvole a corteggiare gli spazi

al riparo dell’assedio delle mani annose

incantata



il vecchio già si era perso negli sguardi



Scimmie verdi (inedito)


brucia il mondo, onde e colori viola

canto che ti canta che non c’è incanto

nei passi della luna il foro fra le nuvole

sbuca scimmie verdi, pensieri come fiori

(non sono di plastica né virtuali, sanguinano)

sbocciati dal linguaggio muto, il bosco

quello delle alluvioni e dei detriti celiosi


è ancora un groviglio di numeri immaginari

imperiali per solitudini nei cieli frattali

né Virgilio è Tiresia di arater per l’inferno

quante volte rimangono per saltarci di baci

se un convoglio di mondi non ci basta

e la ripetizione bussa alle porte non amare

amore, salta le voragini del sole olistico

scotta la pelle e bole viventi non sanno



qui la segretaria di famiglia, la misura

non ha metri quadri e banconote di notte

(ma c’è ancora la notte nel porto e

tante scarpe rotte sulle rotte delle bancarotte?)



le banchise si stanno sciogliendo, scer

e i poli magnetici perdono l’attrazione

ma c’è ancora un’altra gravitazione

affonda la gola con lievitazione, lieve

è più un’onda che un corpuscolo, è



vagabondo un bando d’altro darti

le braccia e l’amplesso e allo sballo

s’aggira come un cane allo sbando,

randagio è il raggio astronomico in barca

e sbarca di clamore e senza onore un pugno

25 gennaio 2010

Antonella Doria

Siciliana della Capitale, formatasi per studi a Siracusa, è specializzata in Scienze Sociali. Dal 1970 è a Milano dove lavora ed elabora il suo progetto di scrittura poetica.
Attualmente divide il suo tempo nomade fra Milano e la Liguria.
E’ nella direzione/redazione della rivista di ricerca letteraria Il Segnale (ed. I Dispari) a cui collabora con letture critiche e testi narrativi/poetici; fa parte della redazione di InOltre (Jaca Book ed.), rivista di antropologia società cultura.
Nel 1996, all’interno del Premio “Maria Cumani Quasimodo”, riceve il Premio Speciale della Giuria “Selezione A.D.O.N.A.I.” – Inediti Poetesse.
Nel 1998 pubblica – Altreacque -, opera accolta favorevolmente dalla critica (L’Indice, Poesia, etc.) e segnalata a vari premi, fra cui “Città di Torino”, “Lectura – Città di Resana” e “Lorenzo Montano” di Verona.
Curatrice della Antologia – Poesia contro Guerra - (Ed. Punto Rosso 2000, 2007), con una nota del Premio Nobel Dario Fo, nel 2001 partecipa alla 49a Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia per il Bunker Poetico a cura di Marco N. Rotelli e A.Vaccaro
Nel 2004 a Sestri Levante riceve il Premio Internazionale di Poesia e Narrativa – Il Porticciolo – Sezione Silloge Inedita (Premio di Pubblicazione) per il poemetto - medi terraneo - (Ibiskos, 2005). Con il gruppo “I Sinonimi e i Contrari” pubblica - Parole in Gioco - (s.i.p. 2005, AA.VV.). Nel Marzo 2005 è invitata alla “Biennale del Cinema per la Pace” tenutasi presso la di Pisa. Nell’Ottobre 2005 è invitata a Lisbona, dall’Istituto Italiano di Cultura, per la “Settimana della Lingua Italiana nel Mondo”, insieme ai poeti Alberto Mori e Andrea Rompianesi.  Nel 2007 è a Parigi alla manifestazione Sculpture sur prose in rappresentanza della rivista “IL Segnale” con il condirettore Lelio Scanavini. E’ presente in diverse riviste letterarie e antologie poetiche.

POESIE

da Metropolis,

PROEMIO

Celti raminghi sulla tua pianura

segnano solchi quadrati prima

di mezzo in cerchio il centro

terra di marcite d’acque

innalzano deliri solitari

chiostri di perdizione salvezza

austeri poveri borghi

castelli medievali cattedrali

(per grandi peccatori ) e

grattacieli alti

Di molte acque in cerchio Città

perla anello nasce

colta da duchi longobardi

Curtis ducis il Centro di

Milano


*

A margine del caso

serve un riparo di vento

necessità e salvezza terre

sospese versodove abitare

a volte

l'ordine nomade sente

l'ombra sentore di quiete

pagana profana omni

potenza torre d'infinita

Babele

a margine del caso

a volte

con il cielo azzurro

il vortice procede

paghi prezzi spasmi

miasmi gozzovigliati in

abissi reiterato dramma

di parola erosa legata

lingua al vuoto impossibile

dire esprimere un'altra

storia

...

...
Ammutoliti ampi squarci

distese aperte di pieni

vuoti in ognidove

chiudono labbra di paura

al vuoto eco richiamo

ritmo d'esistenza

a muti sensi loquaci

manca corpopensiero

vero nome di senso

alcuno da dove

ostendersi fuori

dal nulla

ma (se nell'anello mi

perdo d'acque...) luoghi

affiorano di transiti

d'ascolto in silenzi stasi

al limite a lungo

lo sguardo a la soglia

sospinti sostare Noi

di soste viviamo ma

la Città

ha transiti veloci ...

**
Senza memoria di sé

senza passato questo

andare non sapendo...

(voce inscritta su pietra

metallo ) Strappi

rotture di tessuto connettivo

di pelle materia desiderio

marginalità adiacente

inganna dove guarda

gravitano luci voci parole

eppure...

affiora ci sono nodi gangli

un apparato di memoria

di pietra luoghi pronta

a spiare esitazioni di luce

incertezze d'infinite sovra

pposizioni sfumature di

colori variazioni suoni

alloga da un territorio

interiore dove chiaro

dove scuro buio profondo

un cielo blunotte allaga

eppure...

molte sono voci

corpi metropolitani

invadono rotte fili

tessuti di terre sconosciute


...

La Città ha transiti veloci

Senza memoria di sé

senza passato questo

andare non sapendo...

consumando ingordo

il fiato Sono giochi

furiosi ripete gira

la giostra - i cavalli nel

cerchio infinito - sono clowns

burattini prostitute giocolieri

(scommettitori d'esistenze)

diverse uguali ogni

volta la prima volta

percorso ad ostacoli

segnato sempre più

nuovo cambia mai - Chi

arriva primo sarà premiato -

avrà fatta la Festa

in regalo

...

LIBRI

ANTONINO CONTILIANO, Ero(s)diade, Firenze, Quaderni di "Collettivo R/Atahualpa, 2010
BRUNO BELLI, Nell'alveo della vita, Roma, Il filo, 2009
VINCENZO CONSOLO, Il corteo di Dioniso, Roma, La lepre, 2009 (racconti)
JABBAR YASSIN HUSSIN, Palabras de arcilla, Al universitaria, 2008
JABBAR YASSIN HUSSIN, Il lettore di Bagdad, Poiesis editrice, 2007
JABBAR YASSIN HUSSIN, Memorias olvidadas, 2006
JABBAR YASSIN HUSSIN, Istoires de jour, contes de nuit, Atelier du gue, 2002
JABBAR YASSIN HUSSIN, Il Lecteur de Bagdad, Atelier du gue, 2000
JABBAR YASSIN HUSSIN, Un ciel assombri d'étoiles, Atelier du gue, 1993
RAY DI PALMA, Caper I, ML&NLF, 2006
PAUL VANGELISTI, Caper II, ML&NLF, 2006
THOMAS UBALDINI, In ametistiche Stille di pensiero, Roma, il Filo, 2008
GUIDO MARTINI, Più che altro...amore, Padova, Il torchio, 2009
MASSIMILIANO BOSSINI Forcipe, Roma, Il filo, 2008
AA.VV. La catastrofe della modernità La modernità della catastrofe, Milano, Fabio D'Ambrosio, 2009 (poesia)
ALFONSO MALINCONICO, Te agradezco Espana, Napoli, Marcus edizioni, 2002
MARIA TERESA BIANCO, Il sussurro dell'anima, Roma, Sovera edizioni, 2009 (poesia)
ENZO NENCI, Il linguaggio della scultura, Mantova, 2009
ANTONINO CONTILIANO, Compagni di strada camminando, Quarto, Edizioni Riccardi, 2003,
ANTONINO CONTILIANO, Il profumo della terra, Marsala, Edizioni impegno 80, 1983
LIVIANA DAOLIO, A fior di labbra, Modena, Colombini, 2009
LIVIANA DAOLIO, Il mare non ci ascolta, Modena, Ronchetti,  2003
MARIA BENEDETTA CERRO, Regalità della luce,  Sciascia Editore, Caltanisetta-Roma, 2009
VIRA FABRA, Cartesio un filosofo da amare, Trapani, Coppola editore, 2009 (saggistica)
VERI' ADINA, Proiezione dell'anima, Roma, Sovera edizioni, 2009 (poesia)
MAGGI GIULIA, La rosa recisa, Roma, Sovera edizioni, 2009 (poesia)
AA.VV., Corporea, Sasso Marconi, Le voci della luna, 2009 (poesia)
ALFONSO LENTINI, Cento madri, Foschi editore, 2009
IARI NORA, Prossimi allo zero, Modena, Autoproduzione, s.d.

RIVISTE

IL VERRI, n.42, febbraio 2010
OR, 2009, a cura di Paul Vangelisti
PRESENZA TAURISANESE, Anno XXVIII, n.1/2, gennaio/febbraio 2010
VERSO L'ARTE, Anno XXVIII, n.2152, 31 gennaio 2010
TERRITORI, n. 20, Anno XVI , maggio-Agosto 2009
ALBA PRATALIA,   2008 giugno, 12
PERIFERIA, Anno XIX, N. 52
VERSO L'ARTE, Anno XXVII, Dicembre 2009
ILFILOROSSO, N.47,  2009