Giuseppe Zagarrio Giuseppe è nato a Ravanusa (1921). Ha pubblicato:
“Le stagioni di maggio”, Roma, Il Canzoniere, 1953; “A questa terra non nostra”, Bologna, Leonardi, 1956; “Le ricamatrici della Kalsa”, Firenze, Quartiere, 1958; “Tra il dubbio e la ragione”, Caltanisetta-Roma, Sciascia, 1963. Altresono state pubblicate nella rivista “ Quartiere”, 19 (1964), e “Pensare per immagini”, in Antigruppo 73, Catania, Di Maria, 1973.
Saggi: “Mario Luzi”, Firenze, La Nuova Italia, 1968; Salvatore Quasimodo, Firenze, La Nuova Italia, 1969; Franco Fortini, Firenze, Quartiere, 1963; “Sicilia e poesia contemporanea”, Caltanisetta-Roma, Sciascia, 1964; “Sereni”, “Roversi”, “Toti”, in “Letteratura italiana. Il Novecento”, Milano, Marzorati, 1979; “Febbre furore e fiele”, Milano, Mursia, 1983.
POESIE
(Da: Gli eredi del sole”, Il Vertice, Palermo, 1987)
Le terribili feste
Mais moi je ne veux rire à rien
ora che la coscienza è in agonia
e la dialettica non trova più gli opposti
e la fascia del tutto rulla sul globo
assordando di nero l'orbita e l'asse.
Chi ha bisogno di piangere o di ridere?
Chi ha bisogno di chiedere o di attendere?
Ditemi se c'è un gesto d'amore
che faccia ancora storia...
Abolite dunque i dati parziali
fate
che il nemico sia solo il necessario
e aspettate la suprema Indifferenza
che vi porga il lembo del mantello
da stendere sugli occhi
allora il pallido cemento
scorrerà lentamente dentro il sangue
e il freddo della pietra sarà la conclusione
sarà il tuo nulla o il tuo tutto la vera compiutezza
nell'istante che cessa l'ultimo istante.
(Da: “EquÍvalencÍas” – Revista Internacional de PoesÍa, Madrid, 1989)
Eppure È Ancora Un'alba
Dalla notte in subbuglio si riverbera tra i lampi
il ghigno inalterato della belva
zodiacale la marina ha invaso
l'orizzonte celeste sul campo gonfio di pece
sprofonda il gorgo e certo non ha più scampo
lo scafo che rullando affonda
sotto la mole a raffiche ora m'assale
un vento di inadempienze il negativo
che ripropone cortei di focomelici
e ingrigia gli occhi ripopola di mostri
l’assenza il disimpegno l’esclusione
da ogni attesa perfino le ultime domande
—se la vita è (o no) la storia o se la morte
alimenti di sé l'ira o lo scontro e il muoversi da opposti—
anch’esse si tuffano nel nulla
o nell'identico di questa (falsa?)
notte che incalza a furia e si accumula sui segni
del no(definitivo?) Eppure è ancora un'alba sui segni di lutto
la linea di chiarità tenta una forma
di verità è scialbo —certo— ma non impossibile
ricominciare sul riso barbarico
si sa che ogni volta s'innesta un dolore e che aggredisce
l'orda la imbriglia l'affanna al l' indulgenza
la inchioda a un'altra storia di pietà... mi aspetto un altro grido dalla vita
in ogni caso —così m'incoraggio— le forse un moto — perchè no
mi dico in furia perchè non potrebbe?—
del cuore e della mente uno scatto d'impotenza
magari un disappunto uno scherno un'insolenza
l'aggrottare del ciglio la voglia di comprendere
il tornare alle attese e immaginare il resistere l'insistere a sognare (o addirittura l'ilarità che irrompe
all'improvviso dentro il delirio e risospinge a riva
da chi sa quali abissi di memorie e d'azzurro
l'infante e il balbettio la primizia insospettata di un consenso?)
Scirocco di cenere sul golfo
Scirocco di cenere sul golfo
soffia grigio e sgomento
alita incertezze giudizi sospesile
tutto si fa assenza
ombre vagano mostri
s'alternano nel cosmo
quel che vibra
è il segno della vipera
che gonfia limo azzurro nelle vene
e blocca il grido forse galoppano
sequenze di memorie
forse anche le attese sono all'erta
ma il presente e questo fermo inferno
che fa sudicio l'occhio e demonizza
i gesti a ogni persona li fa spettri
di un'altra norma lo speculare opposto
del noi lontano di un'altra abitudine...
Eppure ho visto la zingara danzare
sull'orlo del cratere
radiosa di morte
o non so di che vita
ignota ai sensi fluivano parole
dalle mani crocchianti e dalle fulve
anche mentre dai fuochi si alzavano i leggeri
sassi irrompendo sul fitto colore
del blu oltre-mare dell'alba del turchese.
Oh non chiudermi il tuo varco
fachira infanzia mia ebbrezza primaria
che apri a ventaglio gli anelli lampeggianti
sulla mia ansia d'altro non permettere
che io mi aggiri — anch'io dall'altra parte —
coi bicchieri del brindisi a evitare
nel labirinto geloso del mestiere
l'incendio e la colata non schivarti
e non cedere non fare che si attenui
dagli occhi il faro del nero diamante
che mi fa duro e infrangibile alla cronaca
della nequizia e mi indispone alle rese
come sci tu che allo stato nascente
del cosmo ti rifai
e vomiti parole e fiamme
dal coro dei millenni vissuta dalla terra
e da noi da me teneramente in un possibile attimo.
Di gas o di galassie
Sai bene che la schiuma s'adorna di mercurio
e che al fondo l'alga s'assottiglia
il sangue non è azzurro il miele è come assenzio
tra l'unae l'altra sponda il pesce luna
viaggia amaro e sadico non pensa
più al richiamo né gli importa d'essere vittima
e preda oche s'ingolfi
dentro la grotta l'ultimo lombrico
e il basso inganno. Eppure
ti precipita nei sensi
il rito inesprimibile e tu ti sciogli
non è evasione o emozione ma un'ansia d'altro
che ti rimuove i nodi e ti sprofonda
in abissi solenni è di quell'altro il segno
un ultrasuono
dove tutto s'incurva e s’innatura
nell'ambiguo messaggio il tramonto cha forse è aurora
lo aguazzo che s'indura e vedi come tornano
i colori dall'infanzia delle fedi e come
s'accenda nel gelo il fuoco e ardente
si faccia il vetro negli ultimi specchi
dove smorto è il veleno la macchia è un lampo innocuo
e tu sci più forte e più deciso più imprendibile
ora che il minimo s'espande nel contrario
e la trivella è un albero di nave
che s'impiglia nella prima stella
non sa se bruciare di gas o di galassie
venerdì 1 gennaio 2010
Nicola Di Maio
Nicola Di Maio è nato a Castelvetrano (Trapani) il 27 gennaio 1949. Nella sua città esercita la professione di medico. Ha pubblicato: “Sopralluoghi” (a cura di Santo Calì) in “Antigruppo 73” (Catania, 1973); “Reperti”, poesie 1974 - 1977, Mazzotta Ed. , Castelvetrano, 1988; “Una calla al completo”, (assieme al poeta Nino Gennaro), Perap, Palermo, 1992. Un mazzetto di poesie - “Catasto/fette ”- figura nella “Antologia palermina”, Perap, Palermo, 1997, curata da Gaetano Testa. Ha inoltre pubblicato due libri di narrativa: “Le vele ai sassi”, Perap, Palermo, 2000 e “Un sogno alto quindici piani”, Perap, Palermo, 2005. Con testi poetici e interventi critici è presente in riviste e antologie.POESIE
Da “ SOPRALLUOGHI” (1973)
DOMICILIO COATTO
o giorni tersi nel segno
del papavero kerosene brucia
in rapide asfissie si muore
e noi per sempre canuti in cicli
di sogni e attese di comesichiama
quel tale crocifissi per fame in calvari
d'oscure botteghe decentrate officine
abitiamo una casa ai controlli serali
di ventun pollici e mogli
un piatto di pasta e fagioli ventrigli
d'uccelli tre figli maneschi in età prescolare
ai confini di primevisioni luci — neon
cinturati pirelli
alla noia di cinematografi e vie
un giro di carte e un bicchiere —
il delirio del cuore è un viaggio
oltre il grigio di nubi che opprime
ALBERGHETTI
io e te una penombra
in delirio in alberghetti
a ore fuori mano
lenzuola bianche e pulite
finestre aperte
su vicoli e botteghe
di stenti merciai
io e te stupore rubato
a squallido va e vieni
di commesso viaggiatore
grazia di ciglia finte
ombreggiate le anche
mature in vesti
di crépe odalisca
che imposta se in qualche
luogo ho una vita
di moglie fedele
una fede nuziale
a un lavabo dimenticata
partendo?
INCONTRO
e tu chi sei con questi occhi
da esoftalmo protrudenti
e mi guardi con questi
tu ora come io certo dirai
chi è questo occhiazzurri
che va zigzagando
e abbiamo in tasca carte
d'identità agli inviti
di poliziotti notturni
ognuno il suo nome cognome
indirizzo mestiere per fame
sfamante
ma oltre tiriamo: lui di là
io di qua a un muro rasente
domani forse associati
a una celletta in comune:
per ubriachezza molesta
et altre invettive rabbiose
dette in faccia a chi viene
in carrozza
SCUOLA
così dunque m'insegni l'abc
che ogni giorno da fiori mi separa
se escludi queste facce
mi stringe in una morsa la legge
del profitto anestesia corrente
il male che mi tarla mi ripugna
la scala dei livelli che mi offri
con scatti di carriera coefficienti
tu non mi chiedi nulla le strade
che percorro le sconosci il fiato
che mi manca le stragi familiari
tu non mi dici perchè queste mie scarpe
davanti sono aperte e fuori piove
DA "REPERTI" (1988)
II
Il delitto, la foto, la pratica
del furto, i soldi ritrovati
nell'alcova. Nel mazzo delle
bollette l'elastico della
sconfitta, giureconsulti,
paure e peccati di gola.
Le difficoltà di un uomo
di Stato, posta inevasa, calcoli,
reclami perentori. I comizi
nervosi, ridondanti: nebbia
in Val Padana, mari mossi,
piovaschi. Il giro d'Italia,
screzi, scaramucce tra
compagni, italiani brava gente,
applauso in onda alle 20, tra
guardo dei campione in un contesto.
Le gemelle al ritmo, un filo
di voce osè, smagliatura
alle calze, diazepam, ricchi
premi ai concorrenti. I giorni
noiosissimi d'inverno: Io strazio
delle mosche, ombra del doping
nei paraggi, pareggi, recessioni.
Kappaò alle ultime farfalle, neve
in volo, la sciarpa attorno
al collo quasi un cappio.
IV
Incubo della folla allo stadio,
incendio al Reichstag, Bosch
sotto l'ombrello, pinze e pistola,
brivido alla schiena. Cile.
I discorsi nelle crepe dell’
inverno, primavera trascorsa con
nuvole sparute, dolenzie
all'epigastrio e traslochi, noia
in dettaglio. La casa di Neruda:
schiaffo alla guancia, reperto
tra furti e annegamenti, foglia
nel refolo. I cani di guardia, il
rombo del cingolo del tank,
interessi monetari dollaro e pepita,
ok per il decesso, palpebra chiusa,
crollo, mura sbrecciate e –
sangue dall'occipite. I fottuti.
DA "UNA CALIA AL COMPLETO" (1992)
MANGIO L'ERBA PIÙ
Mangio l'erba più tenera rumino defeco.
Le buone maniere insidiano pensieri elementari
la barba da molti giorni punta il mare.
Binocolo l'orizzonte. Dopo la pioggia
dopo il vento e i guadi
bivacco dentro l'ombra
con eserciti allo sbando.
Prendo tempo come posso
cancello le tracce più visibili.
Non c'è chi esegua senza fiatare
almeno ordini minuti — strigliare
i cavalli, abbeverare i cani,
segnare albo lapillo i giorni.
Non so neppure contare
su uomini fidati.
Nuvole passano sulle prede giorni
senza di te il bottino
CRONOGRAFIE PRIVATE
1
occupa tutto il mio spazio
lui che a quell' età si tocca
mentre ora la stagione ha i colori
che reclama il suo desiderio
questa mattina tra vuoti a perdere
il giorno fa troppo rumore
e bisogna tenere a bada perfino
il guaito del cane
2
stando appena ai margini
una folle moltitudine canta
appollaiato sui rami
il tuo scalpo
poi qualcosa-qualcuno
tra questi disboscati
muove i tuoi movimenti
mi trova
e persino nel dolore
buono da mangiare
DA “ANTOLOGIA PALERMINA ” (1997)
CATASTRO/FETTE
i pesi non pesano più
brillano argille
anguille sulle muraglie
in fila bra
vini manzoniani
cani bambini
soli slegati mari
sui muri parole
crescono fili
nuvole buchi-buchi
tra il dire e il fare fichi secchi e fuchi
***
togli vento
dal mare i baffi
a manubrio di alfredo
togli il togliere che è
nel tagliare la lettera
morta & la porta
murata
la mosca sul mento la
vocale l'accento
fa che sia un bastimento
togli i vermi con
l'aglio le vespe
del pomeriggio
appena spenta la luce
togli il fulmine
dal fulminante e il lampo
da ciò che è lampante
***
mi arrendo al raptus & al lapsus
metto il piede in fallo e il fallo
dove sai
Gaetano Testa
" 5 ", Feltrinelli, 1968; " L'idea del consumo ", ( con Elio di Piazza ) Flaccovio, 1973; " Borno ", ( con Francesco Gambaro ) Perap, 1990; "Personali ": Gibellina, 1983 - Ars Nova, 1992 - Teatro Biondo, 1999;
" Kleenex ", (con Francesco Gambaro) Flaccovio, 2003; "Azzonzo " Perap, 2001.POESIE
squartini
dic.2006
101
invisibili
spalla a spalla sono
silenziosamente pronti
e svegli ai piedi del letto
102
tempi grassi boss
pieni di piombo fuso sa
quant‘è buona l‘anima del
cardo appena scottata in vino nero
103
a saperle
tutte quelle
cose stupide si fa
facile ogni carriera
104
col saperle
dettagliatamente
si potrebbe pretende
re la massima eliminazione
105
mi patrocina
l‘agnello arrosto il
naso ragiona con difficoltà
ho perso la connessione con la cosa
106
lui sostiene che la misura
del rinascimento contemporaneo
è la tenacia della produzione di consu
mo non l‘immediatezza dell‘inesprimibile
107
se ho ben capito il
numero chiuso ti avrebbe
impedito qualsiasi disorientamento
nella disponibilità a pronunciare il si o il no
108
ora cominciano altri
colpi sono gli specialisti che
stanno trasformando i qualunqui
sti in una superficie di nuova concezione
109
i vetri
delle porte
finestre vibrano
esplodono aspetto
110
annaspo nel
la polvere e annaso
come se non bastassero
polvere pirica e sfilacci di cordite
111
stai cercando
come me il punto
del l‘orizzonte cittadino
dove consumarla in allegria
112
trovi che un li
tro del tuo naso è
stato intercettato dalla
realtà del ricordo fondamentale
113
mi sento per
caso un collezionista
di samaritani della violenza
essere un senzacasa teorico mi ispira
114
tu invece
saresti una
ninfomane se sol
tanto ti distraessi un po
115
questi
pensierini
del mattino la
sera non ci sono più
116
provare
a volermi
leggermente
male non ti basta
117
leggendo il sa
ggio sul regno di
claudio mi allarma
il capire comodamente
118
è una losca
missione non
c‘è dubbio ti giri
e l‘occhio va al culo
119
da
qui do
vrei chiudere
e non più riaprire
120
a quale mese
ti riferisci porfavor
caro amico spiegati io or
mai vivo più dilà che sul passaggio
121
la cartoleria
è qui vicino vado
compro le buste a sacco
gialline e comincia a piovere
122
che negozio
astuto sta sem
pre aperto anche quan
do di corsa appare chiuso
123
faccio il cleptomane entro
e divento messaggero mi difen
do spiegando che il moncherino mi
porta nei sogni della cattiveria comune
124
tu ladra
ma vai a farti
fottere ladra tu non sai
che significa guardaci meglio
125
con ra
per acquisti
ra sceglie io pago
oppure io scelgo e ra paga
126
perfetti
turbanti neri
il millennio in cor
so ascolta tra le stoviglie
127
il mingus
per esempio
l‘ultracadavere
o meglio il seneca
128
la seduzione pic
cola mia tutta sciolta
nello zucchero che spargi
sul davanzale della finestrella
129
un giorno che
mi sento untuoso
e che assurdamente
passo nell‘altro giorno
130
ho in mano
il mio gomitolo
di ragazzino che copia
esattamente un boomerang
131
ma come si fa a
stare nello stesso lettino
del senato e dire ai visitatori
ora che ci siamo visti potete chiudere
132
nulla proprio nulla al
le 9 del mattino il signor cosi
mo tra le aiuole del condominio sta
quantizzando la propria indifferenza
133
ogni volta che passi
mi consulto con guidoval
domando come ti pare è brava
guidoval prima sorseggia poi fa no
134
e io non so se
parla del negroni o
delle tue apparizioni e co
munque anche sapendolo non c‘è
135
nei confronti di
queste mie disfunzioni
mi aiuta picchiettare l‘unghia
dell‘indice sulla scorza del limone
136
la misura è di
ventata esoterica
non per frollaggine ma
perchè piangere la sfigura
137
oddio neppure
sghignazzare è rac
comandabile digerisco
ossa e iranio che ti pare
138
diffuso in ogni
suo frattale sgoverno
la mia testa che si spinge
perfino nella riga dell‘unghia
139
mi faccio
trasparente
ma non ti sfuggo
ora tocca al ministro
140
stare con chi
soccombe pensare
in termini di fughe la
flessibilità migliora la fibra
141
ovviamente
non possono pia
certi le cacche sui mar
ciapiedi la sporcizia la usi
142
mi ci vuole
il deserto per dimo
strarti che lo spreco dell‘
acqua somiglia alla carta che canta
143
basta oggi
ho chiuso mi fac
cio sottile perdo con
sistenza non ti assisto
144
incontro
ari e stefano mi
dicono in questa cit
tà il sole ha la luna araba
145
beh io
non soppor
to il cosiddetto
sguardo della capra
146
comprata bici
sportiva di notte enzo
e ignazio mi spingono fuori
girando per cruillas perdo i primati
147
quartieri nordici
che roba prima piovosi poi
nervosi il punto è abbandonarsi
alla regina che passeggia nel viale
148
e ora mi serri
le caviglie mi schi
affeggi lo scudo dici
le elezioni sono truccate
149
e così ogni forma di
pestilenza rimette la canti
lena della strega nel pugnetto
roseo di fofuccio che caca in cortile
150
il venerdì sera
salgo in collina a baida
beppe mi accoglie al cancello
beviamo cantiamo ci lanciamo giù
151
insomma
è già in rosso
ma si vediamocela tutta e
mi fermo all‘immagine delle patate
152
che nostalgia
delle frequentazioni
che mi accelerano il polso
in un aroma di ragione fondante
153
nudo
l‘incon
tro e nuda
fino all‘osso
Antonino Contiliano
Antonino Contiliano è nato Marsala (1942). È stato redattore della rivista “Impegno80” e “Spiragli”. Ha fatto parte del movimento poetico che, tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, operò in Sicilia e si qualificò come Antigruppo siciliano. Negli anni Ottanta ha fatto parte del Comitato organizzatore degli “Incontri fra i popoli del Mediterraneo”. Il convegno che ogni due anni, curato dal poeta Rolando Certa, si teneva a Mazara del Vallo.
Ha pubblicato:
Poesia:
“Il flauto del fauno ” (Impegno80-Coop.Antigruppo, 1981), “Il profumo della terra ” (Impegno80-Coop.Antigruppo, 1983), “Gli albedi del sole ” (ILA Palma, 1988), “Exilul utopiei ” (Europa, Craiova, 1990), “L’utopia di Hannah Arendt ” (Laboratorio delle arti, 1991), “La contingenza/Lo stupore del tempo ” (Laboratorio delle arti, 1995), “Kairós desdichado ” (Promopress, 1998; 2° ristampa www.vicoacitillo.it, 2003), “La Soglia dell’esilio ” (Prova d’Autore, 2000), “Terminali e Muquenti / paradossi ” (Promopress, 2005; www.vicoacitillo.it, 2005) e – come coautore e “sine nomine” – “Compagni di strada caminando ” (Edizioni Riccardi, 2003; 2° ristampa www.vicoacitillo.it, 2005) e “Marcha Hacker/risata cyberfreak ” (Promopress, 2005; www.vicoacitillo.it, 2005); “ ‘Elmotell blues ” (Navarra Editore, 2007) e “Tempo spaginato / Chi-asmo ” (Polistampa, 2007); “Il tempo del poeta ” (a cura di Emilio Piccolo; Centro di Cultura “Acerra Nostra” onlus, 2009).
Saggi e relazioni (pubblicati in “atti” e riviste, e riviste sia cartacee che elettroniche):
“Perché scrivere per chi scrivere ” (“Incontri fra i popoli del Mediterraneo- Anno II: Poeti per la pace”, Mazara del Vallo, 1982); “Intellettuali a confronto ” (Impegno80, 1981/1983); “La funzione della poesia oggi (“Incontri fra i popoli del Mediterraneo- Anno III: La cultura per la pace nel Mediterraneo”, Mazara del Vallo, 1984); “Poesia e follia: corpo e ombra ” (Salvo Imprevisti, 1988/1989); “Filosofie della poesia: L’“effetto farfalla” ( Moolloy, 1991); “Sulle rovine e le tracce di un sogno ininterrotto ” (Spiragli, 1997); “Una nuova immagine del tempo. Riflessioni intorno a un libro recente – di Gaspare Polizzi, Tra Bachelard e Serres. Aspetti dell’epistemologia francese del Novecento ” (Bollettario filosofico, Università della Calabria, 2003); “Antigruppo siciliano- frammenti di storia, avanguardia e impegno ” (www.vicoacitillo.it, 2003); “Sentieri e risonanze di Bosco dell’Essere ” – di Stefano Lanuzza – (La Fortezza, 2003); “I pensieri di un venditore di libri nella poesia di Emilio Piccolo”; “Rolando Certa, un poeta Antigruppo volteriano e inattuale? ” (Fermenti, 2004); “Almanacco Odradek 2004 e ‘lettura dell’oggi’” (Fermenti, 2005); “Una ragione controfattuale e controfuturo nelle “ragioni della verità” leopardiana di Gaspare Polizzi ” (Fermenti, 2005); “Materiale Comune e la parodia antagonista” – “Materiale Comune” di Francesco Muzzioli – (Fermenti, 2005); “La “rammemorazione nella scrittura di Luciana Floris” (Fermenti, 2006); “Tra gihad e poesia un divenire identità ornitorinco e self storico” (Fermenti, 2008); “Il Padrone manda il boia. Una letizia spinoziana per Edoardo Sanguineti” ( Fermenti,2008); “Lingua che batte sonar e radar” – “La lingua che batte” di Giovanni Commare – (Fermenti, 2008); “ I miserabili in scena – “Liturgia dei miserabili” (cortometraggio) di Rino Marino – (SottoTraccia, Novembre 2007/Aprile 2008); “Un dì(re), girando nei dintorni di via “Accademia platonica”, lunare” – “Lettera morta” di Mario Lunetta – (Fermenti, 2008); “I fantasmi della luna e l’immagine-azione” – “Liturgia dei miserabili” (cortometraggio) di Rino Marino – (Fermenti, 2008); "Preveggenze nel sapere po(i)etico di Dante- Dalle sfere di Dante all’ipersfera di Riemann” (Fermenti, 2009); “Il refrain e la linea ‘leggenda’ -“Iperfetazioni” di Marco Palladini (http://retroguardia2.wordpress.com; “Il soggetto poetico nell’economia cognitiva” (Fermenti, 2009); “open source e avanguardia” (http://bollettario.blogspot.com/2009/06/blog-post_5499.html, 2009); “L’antigruppo Siciliano Tra Storia e Riflessioni” (http://www.rivistadistudiitaliani.it/articolo.php?id=535, 2009); “L’utopia, una necessità”; “Mediterraneo e identità plurale”; “Divisioni spostate e allegoria ‘riflettente’”; “Tempo Molteplicità Identità”; “Il tempo e la poesia antagonista-I processi asimmetrici”; “Per una critica dell’economia poetica dell’Io” (www.retididedalus.it; http://retroguardia2.wordpress.com; http://lapoesiaelospirito.wordpress.com, 2009).
Si è interessato al discorso pittorico di Eugenio Bruno e dell’amico Giacomo Cuttone. Cuttone è il pittore che ha curato la maggioranza delle copertine dei suoi libri di poesia.
POESIE
L'inter-est
a Giacomo Cuttone
Del tempo le ferite sventagliano
il riso della memoria tra le pieghe
e sale il sale rosolato dell'ascolto
il sapore silenzioso delle galassie
il va pensiero della distanza senza scie
del sole il gioco cristallizza delle ombre
e le terre dell'esilio segna non-luogo
il crocevia degli archi in attesa
e une del mare copre le solitudini
gallerie di splendide apparenze nate per l'est
leggero coro del respiro che diviene forma
bagliori rugiadano squilli di dissolvenza
mentre le pianure rotolano temporanza
il non-ancora bussa ancora una volta
nunc stans non e tu sei inter-est
rete di vibrazioni come un valzer di farfalle
dentro le finestre dell'occhio del ciclone
dove le tue mani dipingono onde di coralli
e vortici d'aurore il volto degli sguardi
raffiche nucleari dei sentieri quantici
adesso che adesso non è l'adesso distendono
soglie di colori diffuse derive di danza
l'inquietudine che si stacca e decolla.
(Da: “Kairós desdichado”, 1998)
La passione delle cifre
…:
la passione la pressione alzata alzò
e delle cifre il massacro verbalizzato
sputtanava il sarcasmo dell'umanesimo
la pietà della coscienza e i rasoi delle holding
e l'imboscata abbassava le braccia
il vento dossier segreto santuario
alle bianche voci cambia direzione
dove rapina i nervi dei mercati sbandano
e sulla crucis delle rughe crollano
e nei convogli stipano migrazioni
fioriti sui binari dell'erezione toto
produttiva totocalcio evirata no stop
di arbitri del saccheggio del pianeta
(im-mondo questo mondo è dei parassiti,
migliore esiste il ni-ente, il funebre elogio
degli aiuti umanitari soluzione finale,
giubilate il culo sacro eiaculato del se-colo-nizzato
colato a picco nella bancorotta del rendiconto!)
appollaiato sul picco della guerriglia
straccione il pueblo perestroika
l'attesa onda smorza su onda
e aquiloni intreccia di turbolenze
carburate con la rabbia del mare
digitale fotoshop naviga manipolazione
e fine look millennio killer degli umani
diritti
l'oceano della rete non ha più confini
il conto la banca rende reddito
mondiale canto d'arena di cani
i Sud marketing discount
e l'amore emigrato lontano
prigioniero fra le guerre stellari:
…
800milioni nell'inedia distesa
ogni anno e più lasciano la vita
concimano i profumi della ricchezza
oltre il plusodore dell'82volte sudato
con le piaghe di 2miliardi anemici
dal 20percento dei gentili del mondo
e molti vivi ma nati mai se non per
scontare le perdite dei sud-ari dei Sud
all'appuntamento del secolo breve
lunghe file di èbeti-alfa-ana degli applausi
denutriti del pensiero e gonfi di coca
graziati con la strategia della fame per
dominio dei compari della borsa telematica
digitale fotoshop naviga manipolazione
e fine look millennio killer degli umani
diritti
l'oceano della rete non ha più confini
Madrid, novembre ‘98
(Da. “La soglia dell’esilio”, 2000)
il disonore della storia
scogli scoglionati: che cieli scuoiati
…
iso-li-tudine le parole gamma
soft navigano frammenti testicoli
conflitti insonori ricu eu
e cyberspazio fot(t)one senza scie
neanche per un dollaro d’onore
lasciano le cose lati-tudine là
lì l’è, l’essere ridere zecca
di stato tra uno squarcio
e una saricinesca di jeans
shorty story ora dosano il montaggio:
le soste ferite del viaggio peritare
e i diritti dell’infanzia infangare
e i caduti della fame infamare
e i poveri poco a poco abbattere
la guerra, se è degli altri, sconsacrare
l’amore, se non è merce, mercificare
l’incasta bocca levisca mericanare
all’asta globale telepompimirino
e clinton minghia carricata ri passuli
menu networkshop scannerizzato
sulle onde wwweditoriali
anche i poeti bainoevocati scas(s)ano
ululati lasciano lo spazio elettronico
e l’evoluzione re-mare con involuzione
al piano bar non en plain air ballare
ballate ballate la sposa ho da maritare
cu amici e cu parenti unnaccattari
e unvinniri nenti teni a menti senti
a punenti i venti esentasse venti
sgridano once l’onore della storia
a suon di casse sulle carcasse
(Da. “La soglia dell’esilio”, 2000)
la casa di Alzheimer
(a mio nipote Giovanni)
è una liquidazione dalle radici dell'aquilone
e neanche un'asta per le memorie annusate:
ai pochi piace caldo il pianeta delle serre
e sviluppo sostenibile adagio schitarra
l'e-missione Pinochet in terra d'Allende
e nella striscia Gaz(z)a ladra struscia
sibemolle bene-detta la shoah in fuga
e belli-ci telenovela raid racket l'Eufrate
le cellule delle tavole rotonde e dei tornei
sono nella lista di Alzheimer in attesa
di autopsia e desertificazione di sinapsi
e orbite di rifiuti tossici l'anima galleggiano
l'utopia dei miei giorni stregoneria
cancellata al rogo dell'inquisizione ver-detto
scolate bottiglie di cielo vuoto scola
ora dondolio di nubi macero di ferite
e non posso alzare le mani al prato
per rubare un pugno di stelle ai fiori
e attaccarle agli occhi di mio nipote
con il respiro itinerante dei sogni lì
cosa gli racconterò in questi luccicori
recintato a vivere passeggiando magie
alternato a massicce dosi di sedativi
per incatenarmi la voce all'orecchio?
argonauti sbracciati decolli cantavamo
con polsi di mare e rotte di ubriachezza
svelate veglie contadine d'amore
ora galassie urbi et orbi alla deriva
ciurme spossessate del nome migriamo
con il nostro patto minato di referti
de-cessi sintonizzate stazioni d'arrivo
ogni dove ai fianchi erano arrampicati
i tuoi venti di lusso grido senza appello
e unico allertano sparate a vista ora invece
senza sirene e gabbiani di luce l'ascolto
(Da. “La soglia dell’esilio”, 2000)
La ballata della libertà
ba-Búsh-bel ul-tim(e)o sorriso béance
oggi dacci daciabel, strike della rivolta
tu che dazzurro voli stheatol cadentano
e-globoal wars stripes, end stars minavagante
ai perdenti il loro sud voltigabbano
l’altra metà del cielo è mandarino
libera del sogno americano, il male
dai dicci Mad il teatro degli scudi
stellare della guerra dacci il segno
e Seattle così sia Porto Alegre
e l’Intifada vedi veni invici veter-ano
bah-Búsh, Blair bèe, dal cyberspazio on line
Pesc sguinzaglia cold warriors, e duci Aznar
digno, non temere per la vostra morte preghiamo
e così pure il medio, oriente niño, Silvio il cigno
festeggiamo amico minchino in brodo star
(Da: “Odradrek/Almanacco”, 2004)
Copulazione
l’ultimo inverno, caldo
quello delle correnti ’91, Anne
(testardo, fonema ancora acceso)
quelle del Golfo, lungo il mare
e il canto d’organo delle canne
in canna d’argine al Mazzaro
i gameti delle orchidee sparsi
tra petali arsi carne termonucleare
è andato…
andato è in congedo dall’eternità
e temporanza in questo cielo della distanza
e confinato avanza tra ogive atomiche, spie
di cazzi puntati con prepuzio d’uranio
impoverito della via lattea di Urano
ecumenico quel coglione di pap(p)a
vergine cuccia di giglio svestita
a nozze brinda con le ceneri de’-provati
deportati dai canini ameri-CANIni
rinforzati con OMO-geneizzati di pap-
p(a)oni di task Force Ita(g)lietta,
sai,
la contrada che dalla fantasia ora
passa alla mafia al potere ognora
e porta a porta il prete che bene-dice
quell’amore, cara, bagnato ibrido
e iride di malinconia per il re-ale
e nostalghia per le ali di Klee
quel serpente di fuoco dell’Etna
cara, non è in discarica a valle
ancora, e non sopporta l’offesa
a quelle cum-finis correnti delle nostre
e altrui eteros soglie sparse (h)ai
comuni orizzonti in mano ai 4 soldi
che disprezzano la vita con gli arresti
della rèsta a strascico per gli spazi
scarto biologico vel analogico infarto
qui d’infinito è solo lotta dura, mio amore
di classe e coopulazione cooperazione
e gobal f(i)era di guerra alla guerra di classe
ov’unque ubiqueterraque celo è
con-figurazione azioni aut bianco aut nero
(Da: “Terminali e Muquenti/Paradossi”, 2005)
Lettera ai genitori
giorni mimose di mare
questo tempo spaginato
scorie e progetti in gola
fiorente alito di transiti
tra dominio e rifiuti
logiche srotolate rovescio
e sfide altri non metrici siti
Brooklyn gomme masticato
ponte se vuoi vivere vivo
vi indirizzo posta e allerta
perché il sonno dei morti
è sospetto alla canaglia
la salvezza che non ama inferni
se l’ombra accompagna il viaggio
e le cime gridano dalle radici
rivoluzioni decapitate e monche
cosa fare ora delle variabili noi
l’incertezza scartata delle promesse
la fantasia il potere vincente
rovine e differenze la soglia?
cosa fare se il terrorismo sparano
mucchio quotidiano e calcolato effetto
reggono l’erezione produttiva la qualità
la vita opera teatrale a prezzo basso
e Trotsky racconti treno c’era una volta
se non il cammino eterno tempo?
a voi scrivo grano d’altri campi e stagioni
che avete mangiato senza morte rimessa
o patteggiato ostie e acquesante di marca
scrivo che il peso più grande non ha misure
che il lamento è solo una luna calante
soggetti inghiottiti dai mattini di nebbia
e acquasantiere truccate e respiri
e bestemmie di notti spompate e grido
a voi scrivo uragano temporali magnetici
dove l’offesa è labirinto in fiamme così
e dis-torto il kamikaze stragifero roulette
senza dignità e libertà sepolto blabla
scrivono figli del male e terroristi senza fiori
se tra torri stazioni metropolitane bus
umiliati e offesi bruciano disperazione:
scannerizzati tolleranza zero, inquisizione
di classe e asse non solo religio caricano
girevole imperiale liquidazione e sconti
e chiusura d’esercizio import-esport
…
ma in questo presente si così così mori-ossi-
riso della tragedia e indifferenza a sacco
temporalità così spagino d’eventi il vuoto
e fibra “stranezza” singolare svito il corpo
e febbri chi-asmo sui sentieri intreccio
e kaone batto ancora nine four zero
zero è un altro giorno un qui altro
mille turgide carezze senza sosta
in coda ai turboreattori mille geometrie
svuotata dell’incertezza il tondo lutto
taglio vettore in memoria il senso
sestanti di cielo e vulcani pulsiamo
e morire la morte per vivere la pienezza
del senso sospeso nel tra, il confine
lontananza e vicinanze tangenziali
in panchina con timer ad alta tensione
angeli con gli occhiali d’assassino
e fuoco al cerchio paranoico di terra
follia fauve brucianti santi e santoni
incazzati duri e cannoni singolari
collettivi alla frontiera aperto sentiero
o fine seculorum boia smascherato
non giro pagina e pesco ricordi bazar
l’odore delle cosce per abbandono
o eco addio di salmi ai monti e ai laghi
fischiano i bacini dondolanti dell’amore
gli aironi sono ad alta quota per i canneti
e gli sguardi incrociatori insorgente azione
sorseggi strozzati arrivederci di nudi corpi
madidi dì di desideri e salti sul/del tempo
clinamen tra un pugno di immaginari e reali
numeretica resistenza permanente
né prima né dopo essenza e presenza ma atto
cooperazione gli-uni-gli-altri zapatisti caffè
la notte l’insonnia spagina questo tempo
sequenze di lettere mai partite e partenza
la contingenza che passa e si spassa
che gira e rigira distesa al sole della sfida
fida viaggio di parole e mescidanza pulsante
la morte dell’anima di soglia in soglia:
ho compleanni e non ho soste per pregare
il mio tramonto è stato sempre l’oriente
le palpebre del sonno il girasole
la veglia che scompone di fuoco la carne
una nave con il sale della brezza
dove meridiani e paralleli sono il tra
il cane incatenato che si scatena navigante
tra costellazione di frammenti quasar
in fuga dal ciclico nestlé trans-fondente
imballaggio di abbonamenti e consegne
delirio un qui di noi si stende tensione camin-
ante ancora ani-mal tra partenza e de-mens
onde d’urto spaccato scirocco svuotati istanti
e domani senza sosta compagni di viaggio
(Da: “Tempo spaginato/Chi-asmo”, 2007)
il vecchio già si era perso (inedito)
e il tempo non suona
due volte, mai la stessa
canzone di vento e cielo
quel profumo fra le rovine
“femme nue, femme oscure”
fruit du vin noir e polline
nei giorni dei tuoi fianchi
come onde sussultorie, affamate
esplose dal delirio in amore
lucente velluto di cosce
rugiadose di baci e lingua
sventagliata gola della luna
sotto i pugni schiusi al sole
tua bocca tua brocca e silenzio
affondo nel tuo bosco di mare
il vulcano delle delizie alla marea
della notte di lupo alle stelle
non negarmi e scuse non mento
pago il costo, la distanza se vuoi
mio sentiero, quel giorno di fughe con te
non lasciarmi all’incanto la veglia e gli anni
non lasciarmi deriva di marea bianca
(piuttosto annoso fantasma di passaggio)
sai, ho visto spasimare colori il volto
i sapori con gli odori nella stanza dei campi
del castello diroccato alla memoria intorno
e una danza mentre abbracciavi quell’isola
sospesa fra le nuvole a corteggiare gli spazi
al riparo dell’assedio delle mani annose
incantata
il vecchio già si era perso negli sguardi
Scimmie verdi (inedito)
brucia il mondo, onde e colori viola
canto che ti canta che non c’è incanto
nei passi della luna il foro fra le nuvole
sbuca scimmie verdi, pensieri come fiori
(non sono di plastica né virtuali, sanguinano)
sbocciati dal linguaggio muto, il bosco
quello delle alluvioni e dei detriti celiosi
è ancora un groviglio di numeri immaginari
imperiali per solitudini nei cieli frattali
né Virgilio è Tiresia di arater per l’inferno
quante volte rimangono per saltarci di baci
se un convoglio di mondi non ci basta
e la ripetizione bussa alle porte non amare
amore, salta le voragini del sole olistico
scotta la pelle e bole viventi non sanno
qui la segretaria di famiglia, la misura
non ha metri quadri e banconote di notte
(ma c’è ancora la notte nel porto e
tante scarpe rotte sulle rotte delle bancarotte?)
le banchise si stanno sciogliendo, scer
e i poli magnetici perdono l’attrazione
ma c’è ancora un’altra gravitazione
affonda la gola con lievitazione, lieve
è più un’onda che un corpuscolo, è
vagabondo un bando d’altro darti
le braccia e l’amplesso e allo sballo
s’aggira come un cane allo sbando,
randagio è il raggio astronomico in barca
e sbarca di clamore e senza onore un pugno
25 gennaio 2010
Suoi testi sono stati tradotti in lingua croata, greca, francese, inglese, macedone, spagnola, catalana e romena.
L'inter-est
a Giacomo Cuttone
Del tempo le ferite sventagliano
il riso della memoria tra le pieghe
e sale il sale rosolato dell'ascolto
il sapore silenzioso delle galassie
il va pensiero della distanza senza scie
del sole il gioco cristallizza delle ombre
e le terre dell'esilio segna non-luogo
il crocevia degli archi in attesa
e une del mare copre le solitudini
gallerie di splendide apparenze nate per l'est
leggero coro del respiro che diviene forma
bagliori rugiadano squilli di dissolvenza
mentre le pianure rotolano temporanza
il non-ancora bussa ancora una volta
nunc stans non e tu sei inter-est
rete di vibrazioni come un valzer di farfalle
dentro le finestre dell'occhio del ciclone
dove le tue mani dipingono onde di coralli
e vortici d'aurore il volto degli sguardi
raffiche nucleari dei sentieri quantici
adesso che adesso non è l'adesso distendono
soglie di colori diffuse derive di danza
l'inquietudine che si stacca e decolla.
(Da: “Kairós desdichado”, 1998)
La passione delle cifre
…:
la passione la pressione alzata alzò
e delle cifre il massacro verbalizzato
sputtanava il sarcasmo dell'umanesimo
la pietà della coscienza e i rasoi delle holding
e l'imboscata abbassava le braccia
il vento dossier segreto santuario
alle bianche voci cambia direzione
dove rapina i nervi dei mercati sbandano
e sulla crucis delle rughe crollano
e nei convogli stipano migrazioni
fioriti sui binari dell'erezione toto
produttiva totocalcio evirata no stop
di arbitri del saccheggio del pianeta
(im-mondo questo mondo è dei parassiti,
migliore esiste il ni-ente, il funebre elogio
degli aiuti umanitari soluzione finale,
giubilate il culo sacro eiaculato del se-colo-nizzato
colato a picco nella bancorotta del rendiconto!)
appollaiato sul picco della guerriglia
straccione il pueblo perestroika
l'attesa onda smorza su onda
e aquiloni intreccia di turbolenze
carburate con la rabbia del mare
digitale fotoshop naviga manipolazione
e fine look millennio killer degli umani
diritti
l'oceano della rete non ha più confini
il conto la banca rende reddito
mondiale canto d'arena di cani
i Sud marketing discount
e l'amore emigrato lontano
prigioniero fra le guerre stellari:
…
800milioni nell'inedia distesa
ogni anno e più lasciano la vita
concimano i profumi della ricchezza
oltre il plusodore dell'82volte sudato
con le piaghe di 2miliardi anemici
dal 20percento dei gentili del mondo
e molti vivi ma nati mai se non per
scontare le perdite dei sud-ari dei Sud
all'appuntamento del secolo breve
lunghe file di èbeti-alfa-ana degli applausi
denutriti del pensiero e gonfi di coca
graziati con la strategia della fame per
dominio dei compari della borsa telematica
digitale fotoshop naviga manipolazione
e fine look millennio killer degli umani
diritti
l'oceano della rete non ha più confini
Madrid, novembre ‘98
(Da. “La soglia dell’esilio”, 2000)
il disonore della storia
scogli scoglionati: che cieli scuoiati
…
iso-li-tudine le parole gamma
soft navigano frammenti testicoli
conflitti insonori ricu eu
e cyberspazio fot(t)one senza scie
neanche per un dollaro d’onore
lasciano le cose lati-tudine là
lì l’è, l’essere ridere zecca
di stato tra uno squarcio
e una saricinesca di jeans
shorty story ora dosano il montaggio:
le soste ferite del viaggio peritare
e i diritti dell’infanzia infangare
e i caduti della fame infamare
e i poveri poco a poco abbattere
la guerra, se è degli altri, sconsacrare
l’amore, se non è merce, mercificare
l’incasta bocca levisca mericanare
all’asta globale telepompimirino
e clinton minghia carricata ri passuli
menu networkshop scannerizzato
sulle onde wwweditoriali
anche i poeti bainoevocati scas(s)ano
ululati lasciano lo spazio elettronico
e l’evoluzione re-mare con involuzione
al piano bar non en plain air ballare
ballate ballate la sposa ho da maritare
cu amici e cu parenti unnaccattari
e unvinniri nenti teni a menti senti
a punenti i venti esentasse venti
sgridano once l’onore della storia
a suon di casse sulle carcasse
(Da. “La soglia dell’esilio”, 2000)
la casa di Alzheimer
(a mio nipote Giovanni)
è una liquidazione dalle radici dell'aquilone
e neanche un'asta per le memorie annusate:
ai pochi piace caldo il pianeta delle serre
e sviluppo sostenibile adagio schitarra
l'e-missione Pinochet in terra d'Allende
e nella striscia Gaz(z)a ladra struscia
sibemolle bene-detta la shoah in fuga
e belli-ci telenovela raid racket l'Eufrate
le cellule delle tavole rotonde e dei tornei
sono nella lista di Alzheimer in attesa
di autopsia e desertificazione di sinapsi
e orbite di rifiuti tossici l'anima galleggiano
l'utopia dei miei giorni stregoneria
cancellata al rogo dell'inquisizione ver-detto
scolate bottiglie di cielo vuoto scola
ora dondolio di nubi macero di ferite
e non posso alzare le mani al prato
per rubare un pugno di stelle ai fiori
e attaccarle agli occhi di mio nipote
con il respiro itinerante dei sogni lì
cosa gli racconterò in questi luccicori
recintato a vivere passeggiando magie
alternato a massicce dosi di sedativi
per incatenarmi la voce all'orecchio?
argonauti sbracciati decolli cantavamo
con polsi di mare e rotte di ubriachezza
svelate veglie contadine d'amore
ora galassie urbi et orbi alla deriva
ciurme spossessate del nome migriamo
con il nostro patto minato di referti
de-cessi sintonizzate stazioni d'arrivo
ogni dove ai fianchi erano arrampicati
i tuoi venti di lusso grido senza appello
e unico allertano sparate a vista ora invece
senza sirene e gabbiani di luce l'ascolto
(Da. “La soglia dell’esilio”, 2000)
La ballata della libertà
ba-Búsh-bel ul-tim(e)o sorriso béance
oggi dacci daciabel, strike della rivolta
tu che dazzurro voli stheatol cadentano
e-globoal wars stripes, end stars minavagante
ai perdenti il loro sud voltigabbano
l’altra metà del cielo è mandarino
libera del sogno americano, il male
dai dicci Mad il teatro degli scudi
stellare della guerra dacci il segno
e Seattle così sia Porto Alegre
e l’Intifada vedi veni invici veter-ano
bah-Búsh, Blair bèe, dal cyberspazio on line
Pesc sguinzaglia cold warriors, e duci Aznar
digno, non temere per la vostra morte preghiamo
e così pure il medio, oriente niño, Silvio il cigno
festeggiamo amico minchino in brodo star
(Da: “Odradrek/Almanacco”, 2004)
Copulazione
l’ultimo inverno, caldo
quello delle correnti ’91, Anne
(testardo, fonema ancora acceso)
quelle del Golfo, lungo il mare
e il canto d’organo delle canne
in canna d’argine al Mazzaro
i gameti delle orchidee sparsi
tra petali arsi carne termonucleare
è andato…
andato è in congedo dall’eternità
e temporanza in questo cielo della distanza
e confinato avanza tra ogive atomiche, spie
di cazzi puntati con prepuzio d’uranio
impoverito della via lattea di Urano
ecumenico quel coglione di pap(p)a
vergine cuccia di giglio svestita
a nozze brinda con le ceneri de’-provati
deportati dai canini ameri-CANIni
rinforzati con OMO-geneizzati di pap-
p(a)oni di task Force Ita(g)lietta,
sai,
la contrada che dalla fantasia ora
passa alla mafia al potere ognora
e porta a porta il prete che bene-dice
quell’amore, cara, bagnato ibrido
e iride di malinconia per il re-ale
e nostalghia per le ali di Klee
quel serpente di fuoco dell’Etna
cara, non è in discarica a valle
ancora, e non sopporta l’offesa
a quelle cum-finis correnti delle nostre
e altrui eteros soglie sparse (h)ai
comuni orizzonti in mano ai 4 soldi
che disprezzano la vita con gli arresti
della rèsta a strascico per gli spazi
scarto biologico vel analogico infarto
qui d’infinito è solo lotta dura, mio amore
di classe e coopulazione cooperazione
e gobal f(i)era di guerra alla guerra di classe
ov’unque ubiqueterraque celo è
con-figurazione azioni aut bianco aut nero
(Da: “Terminali e Muquenti/Paradossi”, 2005)
Lettera ai genitori
giorni mimose di mare
questo tempo spaginato
scorie e progetti in gola
fiorente alito di transiti
tra dominio e rifiuti
logiche srotolate rovescio
e sfide altri non metrici siti
Brooklyn gomme masticato
ponte se vuoi vivere vivo
vi indirizzo posta e allerta
perché il sonno dei morti
è sospetto alla canaglia
la salvezza che non ama inferni
se l’ombra accompagna il viaggio
e le cime gridano dalle radici
rivoluzioni decapitate e monche
cosa fare ora delle variabili noi
l’incertezza scartata delle promesse
la fantasia il potere vincente
rovine e differenze la soglia?
cosa fare se il terrorismo sparano
mucchio quotidiano e calcolato effetto
reggono l’erezione produttiva la qualità
la vita opera teatrale a prezzo basso
e Trotsky racconti treno c’era una volta
se non il cammino eterno tempo?
a voi scrivo grano d’altri campi e stagioni
che avete mangiato senza morte rimessa
o patteggiato ostie e acquesante di marca
scrivo che il peso più grande non ha misure
che il lamento è solo una luna calante
soggetti inghiottiti dai mattini di nebbia
e acquasantiere truccate e respiri
e bestemmie di notti spompate e grido
a voi scrivo uragano temporali magnetici
dove l’offesa è labirinto in fiamme così
e dis-torto il kamikaze stragifero roulette
senza dignità e libertà sepolto blabla
scrivono figli del male e terroristi senza fiori
se tra torri stazioni metropolitane bus
umiliati e offesi bruciano disperazione:
scannerizzati tolleranza zero, inquisizione
di classe e asse non solo religio caricano
girevole imperiale liquidazione e sconti
e chiusura d’esercizio import-esport
…
ma in questo presente si così così mori-ossi-
riso della tragedia e indifferenza a sacco
temporalità così spagino d’eventi il vuoto
e fibra “stranezza” singolare svito il corpo
e febbri chi-asmo sui sentieri intreccio
e kaone batto ancora nine four zero
zero è un altro giorno un qui altro
mille turgide carezze senza sosta
in coda ai turboreattori mille geometrie
svuotata dell’incertezza il tondo lutto
taglio vettore in memoria il senso
sestanti di cielo e vulcani pulsiamo
e morire la morte per vivere la pienezza
del senso sospeso nel tra, il confine
lontananza e vicinanze tangenziali
in panchina con timer ad alta tensione
angeli con gli occhiali d’assassino
e fuoco al cerchio paranoico di terra
follia fauve brucianti santi e santoni
incazzati duri e cannoni singolari
collettivi alla frontiera aperto sentiero
o fine seculorum boia smascherato
non giro pagina e pesco ricordi bazar
l’odore delle cosce per abbandono
o eco addio di salmi ai monti e ai laghi
fischiano i bacini dondolanti dell’amore
gli aironi sono ad alta quota per i canneti
e gli sguardi incrociatori insorgente azione
sorseggi strozzati arrivederci di nudi corpi
madidi dì di desideri e salti sul/del tempo
clinamen tra un pugno di immaginari e reali
numeretica resistenza permanente
né prima né dopo essenza e presenza ma atto
cooperazione gli-uni-gli-altri zapatisti caffè
la notte l’insonnia spagina questo tempo
sequenze di lettere mai partite e partenza
la contingenza che passa e si spassa
che gira e rigira distesa al sole della sfida
fida viaggio di parole e mescidanza pulsante
la morte dell’anima di soglia in soglia:
ho compleanni e non ho soste per pregare
il mio tramonto è stato sempre l’oriente
le palpebre del sonno il girasole
la veglia che scompone di fuoco la carne
una nave con il sale della brezza
dove meridiani e paralleli sono il tra
il cane incatenato che si scatena navigante
tra costellazione di frammenti quasar
in fuga dal ciclico nestlé trans-fondente
imballaggio di abbonamenti e consegne
delirio un qui di noi si stende tensione camin-
ante ancora ani-mal tra partenza e de-mens
onde d’urto spaccato scirocco svuotati istanti
e domani senza sosta compagni di viaggio
(Da: “Tempo spaginato/Chi-asmo”, 2007)
il vecchio già si era perso (inedito)
e il tempo non suona
due volte, mai la stessa
canzone di vento e cielo
quel profumo fra le rovine
“femme nue, femme oscure”
fruit du vin noir e polline
nei giorni dei tuoi fianchi
come onde sussultorie, affamate
esplose dal delirio in amore
lucente velluto di cosce
rugiadose di baci e lingua
sventagliata gola della luna
sotto i pugni schiusi al sole
tua bocca tua brocca e silenzio
affondo nel tuo bosco di mare
il vulcano delle delizie alla marea
della notte di lupo alle stelle
non negarmi e scuse non mento
pago il costo, la distanza se vuoi
mio sentiero, quel giorno di fughe con te
non lasciarmi all’incanto la veglia e gli anni
non lasciarmi deriva di marea bianca
(piuttosto annoso fantasma di passaggio)
sai, ho visto spasimare colori il volto
i sapori con gli odori nella stanza dei campi
del castello diroccato alla memoria intorno
e una danza mentre abbracciavi quell’isola
sospesa fra le nuvole a corteggiare gli spazi
al riparo dell’assedio delle mani annose
incantata
il vecchio già si era perso negli sguardi
Scimmie verdi (inedito)
brucia il mondo, onde e colori viola
canto che ti canta che non c’è incanto
nei passi della luna il foro fra le nuvole
sbuca scimmie verdi, pensieri come fiori
(non sono di plastica né virtuali, sanguinano)
sbocciati dal linguaggio muto, il bosco
quello delle alluvioni e dei detriti celiosi
è ancora un groviglio di numeri immaginari
imperiali per solitudini nei cieli frattali
né Virgilio è Tiresia di arater per l’inferno
quante volte rimangono per saltarci di baci
se un convoglio di mondi non ci basta
e la ripetizione bussa alle porte non amare
amore, salta le voragini del sole olistico
scotta la pelle e bole viventi non sanno
qui la segretaria di famiglia, la misura
non ha metri quadri e banconote di notte
(ma c’è ancora la notte nel porto e
tante scarpe rotte sulle rotte delle bancarotte?)
le banchise si stanno sciogliendo, scer
e i poli magnetici perdono l’attrazione
ma c’è ancora un’altra gravitazione
affonda la gola con lievitazione, lieve
è più un’onda che un corpuscolo, è
vagabondo un bando d’altro darti
le braccia e l’amplesso e allo sballo
s’aggira come un cane allo sbando,
randagio è il raggio astronomico in barca
e sbarca di clamore e senza onore un pugno
25 gennaio 2010
Antonella Doria
Attualmente divide il suo tempo nomade fra Milano e la Liguria.
E’ nella direzione/redazione della rivista di ricerca letteraria Il Segnale (ed. I Dispari) a cui collabora con letture critiche e testi narrativi/poetici; fa parte della redazione di InOltre (Jaca Book ed.), rivista di antropologia società cultura.
Nel 1996, all’interno del Premio “Maria Cumani Quasimodo”, riceve il Premio Speciale della Giuria “Selezione A.D.O.N.A.I.” – Inediti Poetesse.
Nel 1998 pubblica – Altreacque -, opera accolta favorevolmente dalla critica (L’Indice, Poesia, etc.) e segnalata a vari premi, fra cui “Città di Torino”, “Lectura – Città di Resana” e “Lorenzo Montano” di Verona.
Curatrice della Antologia – Poesia contro Guerra - (Ed. Punto Rosso 2000, 2007), con una nota del Premio Nobel Dario Fo, nel 2001 partecipa alla 49a Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia per il Bunker Poetico a cura di Marco N. Rotelli e A.Vaccaro
POESIE
da Metropolis,
PROEMIO
Celti raminghi sulla tua pianura
segnano solchi quadrati prima
di mezzo in cerchio il centro
terra di marcite d’acque
innalzano deliri solitari
chiostri di perdizione salvezza
austeri poveri borghi
castelli medievali cattedrali
(per grandi peccatori ) e
grattacieli alti
Di molte acque in cerchio Città
perla anello nasce
colta da duchi longobardi
Curtis ducis il Centro di
Milano
*
A margine del caso
serve un riparo di vento
necessità e salvezza terre
sospese versodove abitare
a volte
l'ordine nomade sente
l'ombra sentore di quiete
pagana profana omni
potenza torre d'infinita
Babele
a margine del caso
a volte
con il cielo azzurro
il vortice procede
paghi prezzi spasmi
miasmi gozzovigliati in
abissi reiterato dramma
di parola erosa legata
lingua al vuoto impossibile
dire esprimere un'altra
storia
...
...
Ammutoliti ampi squarci
distese aperte di pieni
vuoti in ognidove
chiudono labbra di paura
al vuoto eco richiamo
ritmo d'esistenza
a muti sensi loquaci
manca corpopensiero
vero nome di senso
alcuno da dove
ostendersi fuori
dal nulla
ma (se nell'anello mi
perdo d'acque...) luoghi
affiorano di transiti
d'ascolto in silenzi stasi
al limite a lungo
lo sguardo a la soglia
sospinti sostare Noi
di soste viviamo ma
la Città
ha transiti veloci ...
**
Senza memoria di sé
senza passato questo
andare non sapendo...
(voce inscritta su pietra
metallo ) Strappi
rotture di tessuto connettivo
di pelle materia desiderio
marginalità adiacente
inganna dove guarda
gravitano luci voci parole
eppure...
affiora ci sono nodi gangli
un apparato di memoria
di pietra luoghi pronta
a spiare esitazioni di luce
incertezze d'infinite sovra
pposizioni sfumature di
colori variazioni suoni
alloga da un territorio
interiore dove chiaro
dove scuro buio profondo
un cielo blunotte allaga
eppure...
molte sono voci
corpi metropolitani
invadono rotte fili
tessuti di terre sconosciute
…
...
La Città ha transiti veloci
Senza memoria di sé
senza passato questo
andare non sapendo...
consumando ingordo
il fiato Sono giochi
furiosi ripete gira
la giostra - i cavalli nel
cerchio infinito - sono clowns
burattini prostitute giocolieri
(scommettitori d'esistenze)
diverse uguali ogni
volta la prima volta
percorso ad ostacoli
segnato sempre più
nuovo cambia mai - Chi
arriva primo sarà premiato -
avrà fatta la Festa
in regalo
...
da Metropolis,
Celti raminghi sulla tua pianura
segnano solchi quadrati prima
di mezzo in cerchio il centro
terra di marcite d’acque
innalzano deliri solitari
chiostri di perdizione salvezza
austeri poveri borghi
castelli medievali cattedrali
(per grandi peccatori ) e
grattacieli alti
Di molte acque in cerchio Città
perla anello nasce
colta da duchi longobardi
Curtis ducis il Centro di
Milano
*
A margine del caso
serve un riparo di vento
necessità e salvezza terre
sospese versodove abitare
a volte
l'ordine nomade sente
l'ombra sentore di quiete
pagana profana omni
potenza torre d'infinita
Babele
a margine del caso
a volte
con il cielo azzurro
il vortice procede
paghi prezzi spasmi
miasmi gozzovigliati in
abissi reiterato dramma
di parola erosa legata
lingua al vuoto impossibile
dire esprimere un'altra
storia
...
...
Ammutoliti ampi squarci
distese aperte di pieni
vuoti in ognidove
chiudono labbra di paura
al vuoto eco richiamo
ritmo d'esistenza
a muti sensi loquaci
manca corpopensiero
vero nome di senso
alcuno da dove
ostendersi fuori
dal nulla
ma (se nell'anello mi
perdo d'acque...) luoghi
affiorano di transiti
d'ascolto in silenzi stasi
al limite a lungo
lo sguardo a la soglia
sospinti sostare Noi
di soste viviamo ma
la Città
ha transiti veloci ...
**
Senza memoria di sé
senza passato questo
andare non sapendo...
(voce inscritta su pietra
metallo ) Strappi
rotture di tessuto connettivo
di pelle materia desiderio
marginalità adiacente
inganna dove guarda
gravitano luci voci parole
eppure...
affiora ci sono nodi gangli
un apparato di memoria
di pietra luoghi pronta
a spiare esitazioni di luce
incertezze d'infinite sovra
pposizioni sfumature di
colori variazioni suoni
alloga da un territorio
interiore dove chiaro
dove scuro buio profondo
un cielo blunotte allaga
eppure...
molte sono voci
corpi metropolitani
invadono rotte fili
tessuti di terre sconosciute
…
...
La Città ha transiti veloci
Senza memoria di sé
senza passato questo
andare non sapendo...
consumando ingordo
il fiato Sono giochi
furiosi ripete gira
la giostra - i cavalli nel
cerchio infinito - sono clowns
burattini prostitute giocolieri
(scommettitori d'esistenze)
diverse uguali ogni
volta la prima volta
percorso ad ostacoli
segnato sempre più
nuovo cambia mai - Chi
arriva primo sarà premiato -
avrà fatta la Festa
in regalo
...
LIBRI
ANTONINO CONTILIANO, Ero(s)diade, Firenze, Quaderni di "Collettivo R/Atahualpa, 2010
BRUNO BELLI, Nell'alveo della vita, Roma, Il filo, 2009
VINCENZO CONSOLO, Il corteo di Dioniso, Roma, La lepre, 2009 (racconti)
JABBAR YASSIN HUSSIN, Palabras de arcilla, Al universitaria, 2008
JABBAR YASSIN HUSSIN, Il lettore di Bagdad, Poiesis editrice, 2007
JABBAR YASSIN HUSSIN, Memorias olvidadas, 2006
JABBAR YASSIN HUSSIN, Istoires de jour, contes de nuit, Atelier du gue, 2002
JABBAR YASSIN HUSSIN, Il Lecteur de Bagdad, Atelier du gue, 2000
JABBAR YASSIN HUSSIN, Un ciel assombri d'étoiles, Atelier du gue, 1993
RAY DI PALMA, Caper I, ML&NLF, 2006
PAUL VANGELISTI, Caper II, ML&NLF, 2006
THOMAS UBALDINI, In ametistiche Stille di pensiero, Roma, il Filo, 2008
GUIDO MARTINI, Più che altro...amore, Padova, Il torchio, 2009
MASSIMILIANO BOSSINI Forcipe, Roma, Il filo, 2008
AA.VV. La catastrofe della modernità La modernità della catastrofe, Milano, Fabio D'Ambrosio, 2009 (poesia)
ALFONSO MALINCONICO, Te agradezco Espana, Napoli, Marcus edizioni, 2002
MARIA TERESA BIANCO, Il sussurro dell'anima, Roma, Sovera edizioni, 2009 (poesia)
ENZO NENCI, Il linguaggio della scultura, Mantova, 2009
ANTONINO CONTILIANO, Compagni di strada camminando, Quarto, Edizioni Riccardi, 2003,
ANTONINO CONTILIANO, Il profumo della terra, Marsala, Edizioni impegno 80, 1983
LIVIANA DAOLIO, A fior di labbra, Modena, Colombini, 2009
LIVIANA DAOLIO, Il mare non ci ascolta, Modena, Ronchetti, 2003
MARIA BENEDETTA CERRO, Regalità della luce, Sciascia Editore, Caltanisetta-Roma, 2009
VIRA FABRA, Cartesio un filosofo da amare, Trapani, Coppola editore, 2009 (saggistica)
VERI' ADINA, Proiezione dell'anima, Roma, Sovera edizioni, 2009 (poesia)
MAGGI GIULIA, La rosa recisa, Roma, Sovera edizioni, 2009 (poesia)
AA.VV., Corporea, Sasso Marconi, Le voci della luna, 2009 (poesia)
ALFONSO LENTINI, Cento madri, Foschi editore, 2009
IARI NORA, Prossimi allo zero, Modena, Autoproduzione, s.d.
BRUNO BELLI, Nell'alveo della vita, Roma, Il filo, 2009
VINCENZO CONSOLO, Il corteo di Dioniso, Roma, La lepre, 2009 (racconti)
JABBAR YASSIN HUSSIN, Palabras de arcilla, Al universitaria, 2008
JABBAR YASSIN HUSSIN, Il lettore di Bagdad, Poiesis editrice, 2007
JABBAR YASSIN HUSSIN, Memorias olvidadas, 2006
JABBAR YASSIN HUSSIN, Istoires de jour, contes de nuit, Atelier du gue, 2002
JABBAR YASSIN HUSSIN, Il Lecteur de Bagdad, Atelier du gue, 2000
JABBAR YASSIN HUSSIN, Un ciel assombri d'étoiles, Atelier du gue, 1993
RAY DI PALMA, Caper I, ML&NLF, 2006
PAUL VANGELISTI, Caper II, ML&NLF, 2006
THOMAS UBALDINI, In ametistiche Stille di pensiero, Roma, il Filo, 2008
GUIDO MARTINI, Più che altro...amore, Padova, Il torchio, 2009
MASSIMILIANO BOSSINI Forcipe, Roma, Il filo, 2008
AA.VV. La catastrofe della modernità La modernità della catastrofe, Milano, Fabio D'Ambrosio, 2009 (poesia)
ALFONSO MALINCONICO, Te agradezco Espana, Napoli, Marcus edizioni, 2002
MARIA TERESA BIANCO, Il sussurro dell'anima, Roma, Sovera edizioni, 2009 (poesia)
ENZO NENCI, Il linguaggio della scultura, Mantova, 2009
ANTONINO CONTILIANO, Compagni di strada camminando, Quarto, Edizioni Riccardi, 2003,
ANTONINO CONTILIANO, Il profumo della terra, Marsala, Edizioni impegno 80, 1983
LIVIANA DAOLIO, A fior di labbra, Modena, Colombini, 2009
LIVIANA DAOLIO, Il mare non ci ascolta, Modena, Ronchetti, 2003
MARIA BENEDETTA CERRO, Regalità della luce, Sciascia Editore, Caltanisetta-Roma, 2009
VIRA FABRA, Cartesio un filosofo da amare, Trapani, Coppola editore, 2009 (saggistica)
VERI' ADINA, Proiezione dell'anima, Roma, Sovera edizioni, 2009 (poesia)
MAGGI GIULIA, La rosa recisa, Roma, Sovera edizioni, 2009 (poesia)
AA.VV., Corporea, Sasso Marconi, Le voci della luna, 2009 (poesia)
ALFONSO LENTINI, Cento madri, Foschi editore, 2009
IARI NORA, Prossimi allo zero, Modena, Autoproduzione, s.d.
RIVISTE
IL VERRI, n.42, febbraio 2010
OR, 2009, a cura di Paul Vangelisti
PRESENZA TAURISANESE, Anno XXVIII, n.1/2, gennaio/febbraio 2010
VERSO L'ARTE, Anno XXVIII, n.2152, 31 gennaio 2010
TERRITORI, n. 20, Anno XVI , maggio-Agosto 2009
ALBA PRATALIA, 2008 giugno, 12
PERIFERIA, Anno XIX, N. 52
VERSO L'ARTE, Anno XXVII, Dicembre 2009
ILFILOROSSO, N.47, 2009
OR, 2009, a cura di Paul Vangelisti
PRESENZA TAURISANESE, Anno XXVIII, n.1/2, gennaio/febbraio 2010
VERSO L'ARTE, Anno XXVIII, n.2152, 31 gennaio 2010
TERRITORI, n. 20, Anno XVI , maggio-Agosto 2009
ALBA PRATALIA, 2008 giugno, 12
PERIFERIA, Anno XIX, N. 52
VERSO L'ARTE, Anno XXVII, Dicembre 2009
ILFILOROSSO, N.47, 2009
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